IL CERCHIO QUADRATO

Con la veritá rivelata, proclamata dalla dottrina della Chiesa come assolutamente vincolante, la domanda che chiede che cosa siano l’uomo e il mondo è diventata superflua.
La natura (dell’uomo e del mondo) consistono nell’essere creati da Dio (omne ens est ens creatum).
Se la conoscenza umana vuole acquisire la verità sulla natura, l’unica via affidabile che le rimane é quella di raccogliere e salvaguardare zelantemente la dottrina della rivelazione e la sua tradizione. La verità ha il carattere essenziale della dottrina.. Il mondo medievale e la sua storia si basano su questa dottrina. Coloro che trattano in questo modo di quello che è l’uomo e il mondo, sono teologi.La loro filosofia è tale solo di nome, perchè una “filosofia cristiana” è ancora più assurda di un cerchio quadrato. Quadrato e cerchio concordano almeno nell’essere figure geometriche, mentre fede cristiana e filosofia rimangono abissalmente diverse. La novità del’età nuova rispetto a quella medievale, cristiana, consiste nel fatto che l’uomo, da sè e per propria capacità, si accinge a diventare certo e sicuro del suo essere uomo e del mondo nel loro insieme.


I DISCORSI DEI PRESIDENTI

I paroloni e le frasi altisonanti io li ho sempre presi per quello che sono: manifestazioni di incompetenza alle quali non bisogna far caso.


ASSURDO…

E LA FINE OVUNQUE, INTORNO ALL’ORLO!


Egregio Signore

“Un uomo come me è un uomo pieno di artifizi, in perenne attesa che venga qualcuno e glieli mandi tutti in frantumi, semplicemente spaccandogli la testa, egregio signore”.


PIOMBARE SULLE BANCHE!!!

Ha scritto Leonardo Sciascia: “Forse tutta l’Italia sta diventando la Sicilia”. Penso a Tangentopoli, e al capitano Bellodi, il protagonista di Il giorno della civetta che ragiona su quello che si dovrebbe fare per battere la mafia: “Bisognerebbe, di colpo, piombare sulle banche: mettere mani esperte nelle contabilità, generalmente a doppio fondo, delle grandi e piccole aziende, revisionare i catasti”. Come era intelligente Leonardo Sciascia, e come sapeva leggere la cronaca e anche prevederla.


NEI GIRONI DELLO STATO

Per il fatto abitativo, che ci s’erano arruolati, nei plotoni dello Stato, il futuro dei figlioli, case a tutti, le chiamavano, dove stavano ammassati, sono alloggi provvisori, prometteva i loro capi, in attesa quelli eterni, digià in via di compimento, in via Kioto intanto stavano, nei decenni dell’attesa, condomini tutti eguali, lungo il corso dei kilometri, fino a che tutto finiva , nel rumore dei canneti, se c’era vento, o restava tutto fermo, nell’aria bigia, resta sempre tutto fermo, si sentiva, che dicevano, rintanati negli androni, o accendevano dei fochi, rami secchi coi giornali, trenta, forse, metri quadri, appartamenti, se erano, tutto compreso, sempre meglio, si sentiva, che d’indove s’era prima, neanche l’acqua, indove prima, stata messa dai padroni, messi tutti a nostre spese, i servizi sanitari, tutto quanto a vostro carico, si sentiva, gli avvocati, i lavori eventuali, vi si messe anche la luce, gratis, mentre invece c’era stato stanziamenti regionali, che nessuno lo sapeva, ora almeno c’è gli impianti, si sentiva che dicevano, fornitura di metano, una casa piccinina, specialmente coi figlioli, e i soceri, però meglio che di prima, si viveva unsisaddove, che nemmeno, si sentiva, la strada, ci s’aveva, da andare, diolupo, viale Arezzo, via Grossetto, via Foligno, via Marconi, residenti provvisori, delle basse condizioni, che più sotto non ce n’era, dentro ai pubblici scaglioni, e famiglie, semo pubblici inquilini, si sentiva, blateravano, c’è i servizi più vicini, nelle zone collettive, rivendite, botteghe, l’è importante che ci siino, lo sia anche piccinini, si sentivano, i quartieri, però il comodo, vicino, delle merci disponibili.


MEGLIO PAOLO NORI???

Giuseppe Mazzaglia (Catania, 1926) oltre a Principi generali, uscito per Anabasi nel 1993, è autore della raccolta di racconti La dama selvatica (1961) e dei romanzi Ricordo di Anna Paola Spadoni (1969) e La Pietra di Malantino (1976), salutati con grande favore dalla critica, che li ha avvicinati al Gadda de La cognizione del dolore – per la raffinatezza linguistica – e al Brancati di Paolo il caldo – per l’ossessione sessuale –, paragoni entrambi rifiutati dallo scrittore catanese che ha sempre rivendicato la propria autonomia all’interno del paesaggio letterario italiano. Lontana dalla logica dell’intreccio e supportata da una forza espressiva spinta sino al lirismo, la scrittura di Mazzaglia, dichiarato cultore del favoloso e del grottesco, ripristina, semmai, un aggancio forte con quella tradizione italiana della prosa come suono, come musica, sottoponendo il linguaggio a una disciplina rigorosa tesa a ottenere quello che lui definisce il “cristallo”, e cioè un’atmosfera tersa e sonora che consenta di esprimere fino in fondo il senso della favola, del sogno, del mito.