Archivi del mese: settembre 2011

giovanni l’Irlandese

“Nei primi secoli della nostra era i teologi ricorrono al prefisso omni, già riservato agli aggettivi della natura di Giove, e foggiano le parole onnipotente,onnipresente, onnisciente, che fanno di Dio un rispettabile caos di aggettivi inimmaginabili. Questa nomenclatura, come le altre, sembra limitare la divinità: alla fine del secolo V, l’ignoto autore del Corpus Dionysiacum dichiara che nessun predicato afermativo conviene a Dio. Nulla si deve affermare di Lui, tutto può negarsi. Schopenhauer annota seccamente: “Questa teologia è l’unica vera, ma non ha contenuto.” Redatti in greco i trattati e le lettere che formano il Corpus Dionisyacum trovano nel secolo IX un lettore che li traduce in latino: Johannes Eriugena o Scotus, cioè Giovanni l’Irlandese, il cui nome nella storia è Scoto Eriugena, ossia Irlandese Irlandese. Questi formula una dottrina d’indole panteista: le cose singole sono teofanie (rivelazioni o apparizioni del divino) e dietro di esse è Dio, che è l’unica realtà. “ma che non sa che cosa è perché non è una cosa, ed è incomprensibile a se stesso e a ogni intelligenza,” Non è sapiente, è più che sapiente; non è buono, è più che buono, imperscrutabilmente eccede e rifiuta tutti gli attributi: Giovanni l’Irlandese, per definirlo, ricorre alla parola nihilum, che è il nulla; Dio è il nulla primordiale della creatio ex nihilo, l’abisso in cui furono generati gli archetipi e poi gli esseri concreti. E’ Nulla e Nessuno; chi lo concepì in tal modo credette che ciò fosse più che essere un Chi o un Che. Analogamente, Samkara, insegna che gli uomini, nel sonno profondo, sono l’universo, sono DIO.”
Da Borges “Altre inquisizioni”

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sfera

“Sei secoli prima dell’era cristiana, il rapsodo Senofane di Colofone, stanco dei versi di Omero che recitava di città in città, fustigò i poeti che avevano attribuito sembianze antropomorfiche agli dei e propose ai Greci un solo Dio, che era una sfera eterna”
Da Jorge luis Borges “Altre Inquisizioni”


parole

Non essere arrogante a parole e fiacco e codardo coi fatti.”
Ecclesiastico 4,29


essere merda

“Nessuno può dire di se stesso in modo veritiero di essere una merda. Perché, se io lo dicessi, potrebbe anche essere vero in un certo senso,ma io non potrei essere intriso di questa verità: poiché in tal caso dovrei impazzire, oppure cambiare me stesso.”
Wittgenstein “Pensieri diversi” 1988


soluzione?

“il limite del linguaggio si mostra nell’impossibilità di descrivere il fatto che corrisponde a una proposizione (che è la sua traduzione) senza appunto ripetere la proposizione. (Abbiamo qui a che fare con la soluzione kantiana del problema della filosofia).”
Wittgenstein “Pensieri diversi” 1988


se qualcheduno non l’avesse (ancora) capito!!!

Un’ultima osservazione su Nietzsche. La sua tesi che non esistono fatti, ma solo interpretazioni, non va intesa in senso assoluto: riguarda solo un certo genere di eventi. Infatti che il divenire del mondo esista non è per Nietzsche un’interpretazione affidata da ultimo alle decisioni storiche e quindi cangianti dell’uomo: che il divenire (la storia, il tempo) esista è per Niietzsche, anche per Nietzsche, l’incontrovertibile verità fondamentale in base a cui è necessario negare ogni realtà eterna, immutabile “divina” che sovrasti il divenire e lo domini e guidi. Questa “verità” è la Grande Fede al cui interno cresce l’intera storia dell’Occidente e, ormai, del Pianeta. La fede che da tempo, nei MIEI SCRITTI, si invita a DAR CONTO del suo incontrastato potere” (sic!!!)
Emanuele Severino “Il corriere della sera” 31 ag. 2011