Archivi del mese: ottobre 2011

cosiddetto (casentino)

:me ricordo el Casentino, quando el Casentino era ancora el Casentino, due ce fosse Casentini uno quello che ce stavo io quello de quando ce stavo io da giovane, che era i Casentino vero, se sente ora dicono bociano, Casentino, Casentino, e non è el Casentino vero, che ce stavo io, no de ora, quello de ora, cosiddetto, da tutti, verdeggiante, il verde casentino, smeraldino, dice, lucente, pieno de sole de caldo de case de campi de persone che ce lavorano in questi campi dice de agricoltura de polli maiali se lavora dice legname se lavora marmellate frutti miele e se vede se sente queste milioni de api che passano da un posto a un altro che succhiano fiori piante persone eccetra attraverso questi posti che, dice, de natura ridente, mentre io, a ogni modo la casa del mio fratello sempre stata lontana da questo dove dicono essere Casentino, che non è Casentino, dicono il Casentino spelendente, dicono, lo spelendore del Casentino dicono, la luce particolare del Casentino, mentre io quando ce stavo, mai vista questa luce che dicono, mai venuta questa luce nella casa de mio fratello, che poi era anche, parte, la mia, venuta a noi dal mio babbo, dal nonno e via percorrendo, però sempre cosiddetta come casa del mio fratello, e vicino a questa casa che c’era, che non c’è più, che non esiste ormai più, solo pietre che ce staveno, dove prima la casa, pietre nere abbruciacchiate, prima dato foco alla casa, chi e come questo foco venuto a bruciare ogni cosa questo ora inutile da dire da spiegare eccetra, prima cosa abbruciacchiata, e poi sparita completamente come tutte quell’altre che c’erano, nelle zona al Casentino, vero, no quell’altro, preteso, sorridente de luce de campi verdi che non è quello

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nord

Piove. Dalla stanza della stufa vedo gli alberi nel vento, rami nudi articolare, spettrali, corvi neri fermi immobili, centinaia di questi uccelli sui rami, silenziosi, nel freddo, sotto la pioggia, l’acqua scorrere sui vetri, eccetra, ora penso, tra poco, il trasporto della legna, attraversare, penso, il giardino, fino al tetto di lamiera, arrivare alla catasta, la legna, penso, in cantina, finita, da un pezzo, sotto il tetto di lamiera probabilemente anche finita, arrivare alla catasta, dietro l’albero di melo, questo albero, vedo, morto, da abbattere, qualche giorno abbattere questo albero secco in fondo al giardino, penso, morto, parlato con Kurt, bisogna, ho detto, qualche giorno, decidersi, a tagliare questo albero, credo, morto, marcito, eccetra, la notte le una le due massimo muore il fuoco nella stufa, dal mio letto, nelle tenebre, assisto a questa morte del fuoco, il chiarore svanire sui muri della cucina , verso le una le due, massimo, resto imobile nel buio, sento il vento nella stufa, questo vento, penso, che non ha mai smesso un momneto, questa pioggia che continua, sento, a frustare sui vetri, a grondare dal tetto, eccetra, viene il tempo già passato, le stagioni della vita altri posti abbandonati, case ecetra, vetri rotti, tetti fradici, soffitti marci, solai pieni di topi, di piccioni, di umido, mai penso una casa dove stato tranquillo, dormito tranquillo, sento, torna, nel buio, le parole del mio fartello, che lui, dice, cercava solamente tranquillità, solo almeno tranquillità, e basta, so lo fosse probabile, mai avuto da lui una viata tranquilla un periodo tarnquillo, sempre pioggia, come minimo, dai tetti, dai soffitti dai muri, da ogni cosa…


babbaleorum

“Tutte genti, penso, ora, dico, a me stesso, ivi incluso,medesimo, che non hanno da dire nulla, da esprimere nulla (questa parola esprimere che lui odia, che lui non vorrebbe mai dire, esprimere, intendere, concepire, eccetra, di seguito, uguale)persone che pretendono di pensare(ammettendo possibile) quando quello che dicono, pensano, o altro, fattibile, soltanto privo di nessun senso in intrinseco(che lui odia avere senso, privo di senso, eccetra, che lui avverte il ridicolo dei concetti possibili, ivi stesso, lui incluso, e di seguito)ma del tutto materia vile, esecrabile. O pensieri comuni delle genti comuni in quanto persone di tutte le categorie possibili in toto, case, affari, lavoro, salute, figlioli, nipoti, vecchi, cadaveri, eccetra, o altre genti (pretendono) (dicono) (affermano)studiosi di Schopenhauer, Nietzche, Vico, Spinoza, Epicuro, Parmenide, eccetra, (se lo sanno chi è Parmenide, se capiscono icché dicono, pensano, eccetra) da una parte, penso, i pensieri comuni senza di senso , normali (che odia, maledice, ripudia) da quell’altra i pensatori di storia, politica, arte, metafisica, scienza, teologia, astronomi, , e seguito, da una parte la massa del popolo senza parola, dall’altra queste parole che non solo senza luce, cosiddetta, animate da alcuna luce (ammettendolo, eccetra) ma anche senza vergogna senza rigurado no solo per gli altri ma per sé in quanto tali, in quanto persone comuni che pretendono non lo essere cotesto essere che è lo stesso di tutti in quanto anche meno che nulla, e nient’altro, e dall’altra l’abominio accademico artistico, scenico, filosofico, teologico, brachilogico eccetra, senza ritorno.”
Ottaviano Lusini “Post-monizioni” Edizioni Bonciani, Vico d’Elsa 1953


epigoni

“Ho letto recentemente che il povero Hitchens si sta avvicinando alla fine della vita: un cancro all’esofago l’ha ridotto a vivere in una stanza d’ospedale con un sondino che lo alimenta. Da uno così ci si potrebbe aspettare come minimo una richiesta di iniezione letale, e invece il giornalista ha dichiarato di essere tutto sommato sereno, di scrivere ogni articolo come se fosse l’ultimo e di cercare di non pensare troppo alla morte. Non posso che sperare che questo stato di malattia lo induca a vedere le cose da un altro punto di vista, ad ascoltare il Papa senza pregiudizi, a sentire il bisogno di amore, non di odio.”(!!!)

Una “giornalista” cattolica


la società di platone

“…le autorità statali devono non soltanto stabilire il numero dei figli da raggiungere e l’età entro cui debbono essere procreati figli per la comunità, bensì anche mettere insieme per ogni singolo caso i genitori e prendere subito in custodia i figlia appena nati; si devono adoprare mezzi artificiali di ognoi genere per ottenere dai più valenti quanti più figli è possibile, dai meno valenti quanti meno è possibile; anzi Platone consiglia di eliminare la prole di questi ultimi nonché tutti i bambini fragili e malaticci, e del pari tutti i frutti delle uninioni non ordinate dall’autorità debbono essere fatti abortire o esposti.”
E.Zeller “La filosofia dei Greci”