Archivi del mese: gennaio 2012

reclusorium

Lo sfacelo politico in atto, cosa, lui, dice, considera, alla quale ogni uno inerente, all’interno, medesimo, cittadino statale, eccetra, non essendo concepibile si vedesse di esistere senza fosse lo stato, e consimili, ma infestare, questo essente politico, ovunque, come insieme totale, la natura delli omini, se lo fosse, dice, scrive, esistesse la natura di questi omini (cosa no definibile) se anche ivi compreso che lo fosse politica, come suo peculiare, alla base, genetico, o venuto più tardi, di seguito, se lo essendo generata, a dei fini, e per quali di questi fini, e in che modo, eccetra, tutto questo a noi ignoto, ma comunque, anche fosse, a ogni modo, esistente come bassa politica, corruzione politica, e più nulla, chi lo dice esistesse politica, come fatto in se stesso, assoluto, lo dicesse una cosa totalmente senza di senso, quande invece esistesse solo frode politica, decadenza politica, eccetra, sempre al grado più in basso, mentre invece, la sua famiglia, no soltanto avvenuto, sosteneva, per loro, rimanere al di fuori ogni ambito pubblico, conseguente la clausura nelle case di tenebra, sgabuzzini di buio, o anche meno, ma il continuo ritrovarsi per loro di sussistere al mondo come morti ante vitam, come larve già vote, per dire, inumane, come spesso lo dicevano i parenti vicentini, i cugini di Bassano del Grappa, gli zii di Lonigo, questo inferno di questi posti, dicevano, dove loro tenuti di forza nel periodo di lunghe estati di sole a picco, nelle vote pianure, e altri posti spaventevoli, di calure spaventose, come esempio Montaione, Scandicci, Brozzi, S.Donnino, Tavarnuzze, Sesto, Campi, Peretola, Calenzano, ricorda, immagina, eccetra, fino venne Panzanatico, dove subito sembratogli, Panzanatico, fin dal primo momento, come essere la sede più fruibile per qualunque compimento quasiasi, di tutti i generi, dopo il tempo anteriore, passato, c’era stato questo tempo, mettiamo, compiuto, cosiddetto, anteriore, nella vita di loro, e poi dopo, alla fine, venne quello di Panzanatico, dopo gli anni che vivettero, dice, asseriva, sempre in case non-vivibili, in nessun caso, se lo foose definibili, col vocabolo di case, provenute alla sua mamma, babbo, figlioli, eccetra, di famiglie subalterne, dipendenti demaniali, del catasto, tribunali, o anche sotto, dei gradi bassi, degli uffici sanitari, revisori delle tasse, usceri, eccetra, o che altro, anche meno, abitanti via Salerno, via Volturno, via Marconi, via Sirtori, viale Bovio, via Saturno, via Capponi, eccetra, tutte genti inseriti in lavori come dire i più umili, di infimo grado, che in effettti si sentiva lo era i lavori, tutti, che c’erano…

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altri mondi

Uno il mondo degli orchi, due la rivelazione dell’esistenza di questo mondo provenendo dalla gente negli ospedali in punto di morte, tre il trasferimento eseguibile nelle terre del buio nella casa senza luce eccetra come un tempo di attesa iniziatica, quattro il ritorno a Panzanatico in quanto Panzanatico come terra di transito destinato al trapasso nel mondo popolato dagli orchi, la morte eccetra, per ragioni geografico-storico-psichiche.


di poco conto

Più si avvicinava il giorno del suo rilascio dal penitenziario, più il Nannicini aveva paura di tornare dalla sua moglie. Viveva tutto chiuso in se stesso e del tutto ignorato dai compagni di prigione; il tempo libero, spesso troppo lungo nel penitenziario perché, secondo il regolamento, lavoravano alle stampatrici solo cinque o sei ore al giorno, lo passava buttando giù delle idee o, come lui pensava , de “pensieri di poco conto”, che lo occupavano pressoché ininterrottamente,. Per noia e per non doversi disperare leggeva brevi storie e racconti inventati e scritti da lui stesso: “Il gatto” ad esempio,o “Il cantiere navale” o “Gli uccelli acquatici, “La iena”, “L’amministratrice della proprietà terriera”, “Il letto di morte”. Queste storie gli venivano in mente il più delle volte di notte e, per non perderle, si doveva alzare al buio e, mentre i suoi compagni di cella dormivano, si sedeva al tavolo e proprio in quel “buio pauroso” prendeva nota di ciò che gli era venuto in mente.


rovezzano

Da una parte, ubiquamente, torna a ripetere, questi enormi nosocomi di morte, for di misura, da quell’altra, sferragliante, la trafila dei treni rotabili, Varlungo Rovezzano Compiobbi, Pontassieve, Le Sieci, Laterina, Terontola, e oltre, Dicomano, La Rufina, Ronta, eccetra, Marradi, e di seguito, in questo che lui chiama, dice, il periodo senza alcun senso (ride) della sua vita, quando, dice, pensa, alla fine, prospicente alla stazione, i treni, i binari, eccetra, più restato nessuno, tutti insieme, dice, alla fine, gli abitanti che vi erano, internati ai nosocomi, anche i giovani, dicevano, se non fossero internati, in attesa di esserlo, non sarebbero, dicevano, passati che pochi anni, che ci era i nosocomi pronti a riceverli, ferrovie, dice, dicevano, in reltà solo, ora, adibite in pratica che al trasporto ospedaliero, di chi vi erano assegnati, poco importa il grado di malattia, il genere, eccetra, c’era, dice, ora, applicavano, procedure sanitarie, o quant’altro, lunghi treni trasportavano, ai ricoveri statali, da una parte gli ospedali pre-mortem, dall’altra, dopo i ponti autostradali ferroviari eccetra, i terreni terminali, da una parte i decessi, da quell’altra già i cadaveri, ricomposti nelle bare, da una parte, che si sente, lo spalare dei becchini, da quell’altra, se è l’estate, il cuculo lontano, nel bosco, se e rimasto un po’ di bosco, se e rimasto un cespuglio, una frasca, o che altro, l’è, dice, il cuculo, l’è, ripete, la morte sotto forma di cuculo, lontano, venire.


senzadove

Verso un’altra aspettazione, dice, fosse provenuta, da certuni strani esseri, che gli avessero parlato, se era giusto dire esseri, o non-esservi-mai-stati, pole siino degli esseri, si sentiva, ripetevano, da in–un-mondo-non-pensato, ci sii un-mondo, proveniva, da potervi trapassare, venga esseri-non-esseri, da uno spazio separato, non saputo che da loro, c’è uno spazio, si sentiva, che nessuno non lo crede, senza averci intendimento, che soltanto in do’ si sia, in pratica, tutta la vita, o qui chiusi, si sentiva, proveniva che dicevano, o passare a un-altro-mondo, come sola aspettazione, che lo fosse sotto-terra, o pensato-non-pensabile, donde fosse che venissero, dal profondo della notte, questi esseri-non-esseri, dalla parte delle tenebre, o nei posti si sentiva, dove tutti ci abitavano, o a quei posti che venissero, ci s’avesse a trapassare, ma nessuno lo sapeva, la maniera come fare.


azoto

se esistesse, si sentiva, chi ci avessero un briciolo di coscienza, non potessero che ritenere che lavori cosiddetti da infamia la maggior parte dei lavori eseguiti dagli omini, non soltanto dicevano, relativo a questa situazione di infamia attuale di ora dei nostri tempi, ma, da sempre, in aeternum, che lo fosse si sentiva il lavori eseguiti dagli omini la condanna a lavori infamanti, da sempre, e nient’altro, senza, dice, nessuno escluso, comprendendoli tutti, chi negasse, si sentiva, che i lavori eseguiti dagli omini, in pratica, tutti, non lo fosse che condanna a lavori solamente spregevoli, e basta, lo direbbe una cosa del tutto falsa, (se lo fosse ripetevano che esistesse cose vere, qualsiasi, o no solo menzogne nell’animo) due ce n’era di menzogne, quelle vere di natura, in quanto cose definite non vere in se stesse, congenite (ammettendo esistibile) straniazioni dell’animo, eccetra, intrusioni mentali, interne, sue proprie, e trasimili, e menzogne in quanto tali, a carattere sociale, di natura utilitaria, come esempio non lo fosse fosse dei lavori abonminevoli, ogni tipo di lavori eseguiti e/o eseguibili, compreso da tutti, come esempio, il suo fratello, come addetto alla chiusura dei flaconi dei prelievi, sangue, plasma, muco, azoto, e anche peggio, si ragiona di prelievi, e si tratta di escrezioni, all’Azienda il Sacro Cuore, sigillare boccettoni, fluidi, sangue, resti organici, o diverse amputazioni, per le analisi, dicavano, nelle varie divisioni, e restava queste ceste costipate di flaconi, rimanere, rimanevano, normalmente giacenti, anche mesi, causato dice dovuto all’inerzia sociale,


balene

Mangiare, tutti i mesi, portare, agli orchi, quande la luna, diceano, vecchie streghe, intorno ai fochi, ciuche, diocane, stracariche, le due razze che ce n’era, quelli semplici, e mammouth, orchi-mammouth chiamati, da antiche genti, più scuri di carnato e pelosi e dimolto dimolto meno rinciviliti di quegl’altri costruttori di case d’orchi delle novelle proprio, di grossezza e di bruttezza, e poi, dice, gli arcifanfani, alla fine, loro ultima genia, estrema, se si pole concepire, vicino a nulla vivente, nominati appunto arcifanfani, come avercene l’idea, che è impossibile guardarli più che un momento, per via che si discostano da ogni cosa, guai, dice, di restarci a esaminarli, che un momento e subito via, non s’abbia a perdersi, dentro questo non vedere rassomigliare, ci sembra a noi, a nulla, solo, dice, rassomiglianti, cose, si pole intendere, fori quali nella mente ci si smarrisce, esempio l’arcifanfano, l’é difficile si mostri, lui presente di persona, più lontano che ci stia, d’onde arriva a noi il vento, dice, da ultimo, sempre notte, che ci nasce, gelato, nell’inizio, quande si move, dal paese delle nevi, e soffia, e piglia forza, e caldo, e vola, terre e mari di nessuno, vele di navi, scie, nulla, sul lucido dell’acqua, come di piombo, l’è un mare senza confini, dice, le vecchie, un abisso senza fondo, cosa cazzo ne sapessero, argento guizzasquame, sscccchhhrrrrrr, brilla, pesci, miliardi, madonna diavola, soffia, balene, su oceano mai navigato, e passa, il vento, e viene, a questo sole che ci s’ha noi, gli garbasse, diomaiale, il caldo, anche lui, levato, dice, la notte, che ci scava dentro l’ossa, il freddo, e macina, assassinate dall’artrosi siamo, dio rognoso, vecchie zoppe, per la sizza, non c’è foco ce ne possa, fochi grandi ci vorrebbe come pagliai, bruciando tutta la notte, senza bastare, più di caldo c’é di giorno, più di freddo fa la notte, dio diavolo, a bilanciare, ce ne fosse posti meglio, senza sbalzi di calore, dove il cielo è sempre nuvolo, c’è dei posti, dice, che è sempre nuvolo, e piove, aria mite, però umido, facilissimo ammalare, o polmoni, o reni, o gola, o sangue, o occhi, o capo, o peggio, dio serpente, e dal grigio-freddo mare s’alza la curva di balene bianche di tigna addosso di organismi parassiti…