Archivi del mese: marzo 2012

preti

I preti sono teatranti che rappresentano qualcosa di sovrumano a cui devono dare un carattere sensibile, di ideali, o di Dei, o di redentori: in ciò trovano la loro vocazione, e per ciò posseggono gli istinti necessari; per rendere la cosa più credibile, devono spingersi più lontano possibile nell’imitazione; la loro accortezza deve soprattutto suscitare in loro stessi la “buona coscienza” necessaria per persuadere davvero qualcuno.

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torre cieca

… nei giorni che tirava vento forte ne venia giù in paese tre o quattro di quelli da più lontano, ce ne fosse sette razze, che vivevano nei fossi, occhi verdi come l’erba, lo sperone nei calcagni, e via di seguito, occhi di bove, palle di ciuco, eccetra, mai sentiti che parlassero, o altri equivalenti rumori, tra sé, di bestie, soffiare, abbaiare, nulla, solo guardare, seguitavano, con gli occhi, fossero, e icché vedessero, per il latte delle ciuche, la ragione che veniano, gli ciucciavano alle poppe, e fichi, gli garbava, che ce n’erano in quelle parti tantissimi, e capperi, erano ghiotti, rampicavano sulla torre, l’è il palazzo tutto chiuso, si sentivano le vecchie, impossibile di entrarci, per quante si fusse provato, non sfondassero da punte parti, tutto muro, anche da sotto, diodiavolo, ne volava intorno i falchi, all’abisso del profondo, sullo sfacelo, l’è un’antica torre cieca, si sentiva, senza le porte, costruita dalla morte, che dura eterna, polevano anche mangiare cavalette, api, serpi, galline, ogni bene gli venisse di tra le mani, tritato, ossi compresi, lavorando di mascelle, piano piano, senza furia, e intanto guardavano, due, tre giorni, poi sparivano, come erano venuti, dall’altra parte degl’orchi, con i quali non costumavano, dandogli noia il loro puzzo, e quelli uguale, ci lasciavano un alone, lumacoso, come unto, grasso, sudicio, sui sassi dove ci stiedero, scuro.


precursori

Jean Meslier (Mazerny, 1664 – Étrépigny, 30 giugno 1729) è stato un presbitero e filosofo francese, curato in un piccolo paese di campagna, ma “precursore del secolo dei Lumi” col suo materialismo ateo ed anche anticipatore del socialismo.

La vita di Meslier fu priva di eventi particolari, ma egli divenne improvvisamente noto dopo la morte, avvenuta nel 1729, per l’apertura del suo testamento intellettuale in cui (leggendo dal lungo titolo dello stesso): «si dimostrano in modo chiaro ed evidente le vanità e le falsità di tutte le divinità e di tutte le religioni del mondo».

Inoltre, nel suo testamento spirituale, il sacerdote chiedeva scusa ai propri fedeli per quanto di falso aveva predicato in tutta la vita, per aver mentito nell’esercizio di una professione di prete non consona alle sue convinzioni filosofiche.

Il suo nome fu inciso su una lapide tra quelli degli ispiratori e fondatori del socialismo, fuori dalle mura del Cremlino. Egli è infatti il primo pensatore a porre le basi del comunismo sociologico, della comunione dei beni e della distribuzione del reddito in base ai bisogni.


GLOBALE?

Da quando non c’è più la credenza che un Dio regga in complesso le sorti del mondo e, nonostante tutte le apparenti tortuosità nel sentiero dell’umanità, guidi quest’ultima magnificamente alla meta, gli uomini devono porsi gli stessi scopi globali (questo il termine in uso), che abbracciano la terra intera. La vecchia morale pretende dal singolo quelle azioni che desiderano tutti gli uomini:questa era una bella e ingenua cosa; come se ognuno potesse sapere senz’altro quale maniera d’agire giovi all’umanità nel suo complesso, cioè quali azioni siano in genere desiderabili; è questa una teoria, come quella del libero scambio, che presupppone che l’armonia generale debba prodursi da sé secondo leggi innate di miglioramento. Forse una futura visione panoramica dei bisogni dell’umanità non farebbe apparire affatto desiderabile che tutti gli uomini agiscano in modo uguale, piuttosto potrebbero doversi porre, nell’interesse di scopi “globali” e per interi periodi dell’umanità, compiti speciali e magari in certe circostanze. addirittura malvagi. In ogni caso, perché un tale governo totale non sia la rovina dell’umanità, occorre che sia prima trovata una conoscenza delle condizioni della civiltà, che sia superiore a tutti i gradi finora raggiunti, come criterio scientifico per scopi universali. In questo (se lo fosse possibile,e augurabile)starebbe l’enorme compito dei cervelli futuri. Ammettendo, eccetra…


nullezza

…frasi, dice, prese in affitto, ideazioni in affitto, eccetra, parole, e di seguito, non essendolo, i pensieri, in definitiva, comunque, che un inganno in-sé-stante, mentale, di sé medesimo, in rapporto assoluto, reciproco, uniquoque, come inoltre qualsiasi cose, ivi incluso l’auto-opotesi dell’inganno presupposto, totale, congenito, relativo in toto agli umani, tutto in quanto introflessioni ulteriori, imposture arbitare, eccetra, quando invece, gli dicevano, che pensasse alla sua casa, sistemarsela la sua casa, se lo potesse, cosiddetta di Panzanatico, o dove, di cercare si trovasse un bravo architetto, se non era un non senso, ma comunque diplomato, statale, eccetra, che ce n’era, si sentiva, milioni, la città, dice, la loro, con la più alta concentrazione di architetti esistente ( le parole di suo fratello) la nazione, la loro, con il numero più grosso di avvocati in sopruso, la più alta concentrazione di ingegneri, dottori, laureati in genere sulla faccia di questa terra, (suo fratello)confrontando alla media degli altri, cosiddetti, paesi civili, tutta gente, si sentiva, che non erano boni a nulla, capaci a un cazzo, persone, si sentiva, dicevano, che non solo ci avevano intelletto limitato, capacità limitate, non solo non capivano un cazzo nulla, di nessuna faccenda, ma volevano inculare quegl’altri, metterlo in culo a quegl’altri, con la scusa, pretendevano(suo fratello) dei mezzi legali, procedure giuridiche, eccetra, stabilite per legge, si vedeva che inculavano la folla del popolo, la marmaglia del popolo, solo in cambio di chiacchiere, il ritiro a Panzanatico, con tutto quello che Panzanatico potesse dire, come forza (sic)mentale, tensione(sic) intellettuale, attinente a Panzanatico, eccetra, non soltanto tutto questo non-concludente-non-concludentesi in nulla, (suo fratello), ma anche in pratica di cui n’era impossibile l’ideazione visibile, o simili, come era diventato ormai chiaro, dopo anni e poi anni di quest’autofissazione, nel suo cervello, senza nulla tangibile, non soltanto esteriormente, mettiamo, un abbozzo cosiddetto, intuibile, anche solo nella mente, allo stato di ipotesi, puramente ideale, in pratica, cosa questa certamente non dimostrabile, non essendo mai esistito qualche cosa esaminabile da lui prodotto, visibile, come termine di confronto, mai prodotto un cazzo nulla nella sua vita (suo fratello) da sempre, né visibile né invisibile, solo frasi ipotetiche, pensieri ipotetici, e basta, certamente tutto questo dovuto in gran parte ala sua limintatezza mentale( le parole di suo fratello), come sempre lo era stato alla base del suo cervello, di tutto il procedere della sua vita, di tutto il modo di essere della sua vita, se la vita sua era stata, (le parole del fratello), una vita da nulla, queste parole stesse, era stato specialmente per la causa la sua nullezza mentale combinata a superbia, di non stare limitato alla sua nullezza, che stesse, e chiuso, allo stesso di tutti, o quasi, cosa questa al suo fratello del tutto evidente…


cosiddetti

:si dice finzione scenica e vi siamo incorporati…
:si ritiene sia reale e è soltanto una finzione…
:equivalente alle cose, ma non le cose…
:senza altro possibile…
:(retorico)proscenio di una realtà che non è la realtà, di un mondo (ride) che non è mondo, ride, ma di fuori del mondo….
:o reale o irreale… questo è il problema…(ride)
:he se uno sostenesse che non fosse una finzione, e nient’altro, lo sarebbe una persona senza cervello, senza idee nel cervello, senza testa, senza nulla…
:senza uccello, senza palle…senza culo…
:…tralasciando questi orrori(interviene il Burgassi)per quanto riguarda la mia vita, cosiddetta, passata (ride) il periodo a Panzanatico, il podere a Panzanatico,
dove io alla alla fine ritiratomi in questo podere sassoso, dove, forse, pensavo (o non pensavo?)da ultimo , lo sarei pervenuto a una vita decente(decente, ripete, ride, appena decente, il minimo, in uso, ride)se lo fosse possibile, se lo fosse pensabile, non soltanto concepito riguardante alla vita ….
:per in quanto lo riguarda le foreste del casentino, le foreste buie del casentino, ebbe a dire, il nostro amico casentinese, non solo animali spaventosi e nient’altro, le code, il culo, più nulla, ma animali, ho letto, Ho sentito, assenti del tutto, in seguito a sconquassi ambientali, questa stessa parola che odio che non vorrei pronunciare, ambientale, regionale, siderale, tettonica, e cose di questo genere, animali nessuno, animali spariti……
:in ultima analisi (polemico)
:le foreste, cosiddete, il Casentino buio, in quanto a quello, animali mai stati uccelli tassi volpi cignali rondini, nulla, solo, sempre, stato ranocchie de quelle grosse alla palude già in fondo la palude de Vallemorta, c’era questa palude cosiddetta de Satana, che c’era queste ranocchie nere che gurgugliavano…
:gracidavano vuole dire…
:no gurgugliavano, gugrguglìo, gurguglìo, no rane normali de paesi che ce stanno genti con le rane normali, ma rane nere, il più tempo sprofondate nascoste, nel fango, ogni tanto gurgugliavano la notte nel buio pesto nel freddo, guuuuu, guuuu, sempre freddo che faceva la notte, tutte fosse le stagioni, freddo e aria umida cupa, piena de voci che non se sapeva che voci erano o de bestie dannate, o de morti, o de spiriti, o de persone nascoste tra i sassi, tra le piante e vento sempre, questo vento de continuo…
: zitti, fermi, ascoltate, sentite, anche fori, ora, qui, il vento, il rumore di vento…
:non c’è vento nessun vento dentro niente vento impossibile, vento zero, dentro chiuso, tutto chiuso, ermetico, fuori nulla, né vento, nè aria, nè luce, nè buio, fori solo il fori, fuori e dentro, ipotetici, solo spazio teorico, ipotetico, si dice, si definisce, per ipotesi, spazio esteriore, e risulta solo questo, questa camera merdosa, lurida, fetida, eccetra…
:si ipotizza un altro dove senza averlo mai trovato in pratica…(teatralmente)
: solo spazio praticato di mostruosi condomini, stanze merdose, mostruose, senza d’altra via d’uscita che d’altre strade, e poi altre, di seguito….
:bello, bello, drammatico, “senza d’altra via d’uscita che d’altre strade, infinite” bello , molto bello, davvero bello (piglia per il culo)
:tutti sempre ad ogni modo dentro spazi limitati…
:limitati è dire troppo di estensioni inesprimibili…
:spazio limite mentale, senza altro immaginabile….
:zitti, fermi, ascoltatae, il vento, lo sentite, che ulula, si è levato, fuori, forse fuori questo vento improvviso che mette addosso, quasi, un senso…
:un senso di angoscia (polemico) di paura, di senso del nulla ulla ulla…


il catalogo è questo…

Giusto a metà del secolo scorso, il fenomenologo (!) americano allievo di Husserl, M. Farber, organizzò in due grossi volumi un confronto-bilancio della filosofia contemporanea in Francia e negli Stati Uniti.
A. Lalande, nell’esprimere le riflessioni di un filosofo francese, ironizzò sulla strabocchevole quantità di “ismi” cari agli Americani, ivi compresi i “tredici pragmatismi”. In compenso R.McKeon si soffermò sull’amore dei Francesi per le combinazioni (non sintesi!)fra realismo e esistenzialismo, fenomenologia e marxismo, e così via. in tutti uguale il motivo di una molteplicità confusa di “dottrine”. del Congresso Internazionale di Amsterdam dell’agosto 1948 fu detto che il suo variopinto mosaico dimostrava come il problema fondamentale della filosofia fosse…la filosofia, per l’ambiguità del suo oggetto, del suo metodo, del suo rapporto con le scienze, addirittura del tipo di attività che implica. Qualcuno, allora, tentò una classificazione degna di ricordo: a. filosofie della materia(da Russel ai marxisti sovietici); b. filosofie dell’idea(da Croce a Brunschvicg e ai kantiani delle scuole di Marburgo e di Baden); c. filosofie della vita(da Bergson ai pragmatisti americani e storicisti tedeschi); d. filosofie dell’essenza (da Husserl a Scheler); e. filosofie dell’esistenza(da Heidegger a Sartre, da Marcel a Jaspers); f. filosofie dell’essere (da Hartmann a Whitehead ai tomisti). Non troppo diversamente uno dei protagonisti della filosofia inglese contemporanea ebbe a ricordare che “i filosofi , non solo discordano sulla verità di teorie particolari o sulle risposte a problemi specifici, ma sul carattere e sulla finalità della loro attività complessiva”. Continuava osservando come basti scorrere il catalogo di un libraio per accorgersi dell’equivocità di un termine sotto cui possono trovar posto insieme un trattato di logica formale come una romantica disquisizione sul destino dell’uomo….