Archivi del mese: novembre 2012

strade(per dire)

Giorno interi trascorrevano, con i treni tutti eguali, viale Lulli, Rovezzano, Via Statuto, via Manzoni, fino al punto si perdevano, verso l’ultime stazioni, via Panciatichi, via Nenni, via Ragusa, via Crotone, questo tratto di binari, dopo via del Madonnone, via Mannelli, via Cadorna, via Starnina, Via Candreva, fino al punto che svanivano, che il rumore si perdeva, la stazione di Rifredi, di Castello, Calenzano, viale Malta, viale Redi, forse ancora più lontano, sullo sfondo innaturale di via Caboto, nelle sere che imbruniva, portoni, muri, case, campanelli senza nomi, Signa, Brozzi, Calenzano, autostrade, cimiteri, Ponte a Greve, S, Donnino, sempre giorni tutti neri, chi ci andessi, si vedeva, lungo l’acque del canale, vento buio nella pioggia, tutto come innaturale, dove lui si strascinava, dalla zona di Vingone, fino andare a Bellariva, traversando la stazione, fatta tutta via Bronzino, viale Arnolfo, via Montale, cappottone grigio scuro, da malato neuronale, viale Acccursio, viale Emilia, via Sardegna, via Sodani, via Ragusa, viale Tokio, viale dei Carmelitani, via della Quiete, fino a che non arrivavano, a pigliarlo coi furgoni, a San Salvi lo portavano, a Ricorboli, al Vingone, Montemassi, la Volpaia, viale Redi, l’Ucciardone, via Marassi, via del Vento, via dei Sassi, via Lugano, via dei Fossi, via dei Nerli, nella zona di Tignano, di Rifrassine, Ritortoli, Riscontri, Montegufoni.

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cognomi

E venivano a trovarlo, questo elenco di persone, Armignacco che era morto, che sapeva dei segreti, Mezzasalma, Centofanti, Lazzerini, Mondragone, di Ventura, si sapeva, che parlava con gli spiriti, Montemurro, Giacomelli, Torrinpietra, Bernasconi, Mangiacane, Piangerelli, Calopresti, Bartoloni, tutti genti che credevano, che non c’erano le cose, come almeno lo dicevano, e pativano.


tuttochiuso

Persone che pensavano sempre ai cani, che ci avevano famiglia figlioli, eccetra, ditte, dipendenti, e via di seguito, però in testa sempre i cani, che dicevano che l’era una grossissima schiavitù, di queste bestie, non l’ avessero mai e poi mai pensato, quande li presero, succedesse a questo modo, eccetra, e ora loro gli facevano di certi recinti in mezzo ai boschi, più lontano che potevano, dal momento che ci avevano la terra, e persone pagate da stargli dietro, per il modo che, allora, se nemmeno più andessino a governarli, senza anche vederli, per sempre, poco a poco liberarsi del pensiero di questi cani che ora stavano chiusi, e di come li tenessero, essendo digià tutto stabilito il modo di mantenerli, ma così non era stato, che invece anche non più visibili, come, dice, fosse, quasi, non esistessero, in pratica, però in loro non sbiadiva questo pensiero che ci stessero chiusi lontano, nei boschi, e pativano, e a codesto pensavano di continuo, e egualmente ovunque ogni parte animali tenuti sempre legati chiusi, a patire, e anche fossero messi, alle volte, mettiamo, ipotesi, liberi, non vivrebbero mai felici, come uguale, per tutti, anche omini, da punte parti, ma loro, intanto, codeste persone, addosso con questa angoscia animali chiusi, senza più uscita, quande altri giuravano, o lo fosse, o non fosse, vero, che invece non stavano punto male, anzi, fosse, magari di più contenti in posti anche chiusi piccini, dove meglio controllavano il suo territorio, che era un fatto importantissimo, si sentiva, questo del controllo territoriale, per le bestie, anche umane, con meno, si sentiva, paura addosso, come senso di sicurezza, l’è animali, si sentiva, territoriali, scritto nei geni, di cui loro si intendevano, di questo e anche altro, fosse, dice, assai più comodo uno spazio piccinino, da tenere controllabile, che di zone piu allargate dove stare nel timore, come a volte si avvertivano grandi spazi, ventosi, senza riparo, ne venisse fori pericoli, da ogni parte, e scavato, fatto, tane di sotto, o rifugi, ogni genere, starci dentro, separati dal mondo, lo si dice, si sentiva, territorio, e si pensa a un estensione di spazio enorme, mentre invece pole essere pochi metri, tre-quattro, o anche meno, dove appunto li tenevano animali chiusi in queste prigioni, che ce n’era infinite intorno, dietro ai muri, invisibili, e loro non volevano gli parlassero di queste cose terribili, apposta li pagavano chi tenevano i suoi cani che tenessino il becco chiuso, sui cani e ogni cosa, non lo provano, dice, dicevano, qualcheduni, patimento di nulla, senza esserci coscienza della persona, eccetra, o di simile, era giusto li picchiavano perché cacavano, pisciavano, eccetra, e bociavano ai figlioli, se alle volte lo facevano, non si picchia, gli urlavano, i cani, mentre loro li schiacciavano contro i muri, e poi, dice, si pentivano, dopo averli martoriati, e restava anche i segni agli intonaci, e ai figlioli altre busse, nel tempo la notte, no scherzi, se non zittivano, bisognando, loro dormissino, un pochinino, se si avessino a alzare presto, il mattino, diodiavolo, si avessino, se volevano mangiare, e le mamme li portavano, nella stanza delle scope, piena di topi, e chiudevano, e restavano nel terrore, e nel puzzo di sudicio, e chiamavano, chiamavano, mamma, babbo, e li odiavano.


…il dottor Colombaioni

Il mangiare del Comune, trasportato col furgone, una donna che puliva, inframezzo a settimana, una vecchia che veniva, adibita alle punture, per la cura del diabete, e problemi alla pressione, fra i disturbi che ci aveva, contemplava il pavimento, disegnato di figure, che lui solo le vedeva, passeggiare molto presto, quando gente non ce n’era, direzione in in senso orario, costeggiando lungo i muri, non feceva altro che dirglielo, il dottor Colombaioni, bisognava fare moto, se voleva defecare, circolava di più sangue, dopo questa operazione, gli si manda, gli dicevano, gli operai, dalla Regione, gli mettessero la sbarra, per la parte vertebrale, molto bene per la spina, acchiapparsi con le mani, stare appeso il più possibile, occorresse, di restare, l’era d’uno dei dottori, la ditta installatrice, anche quella dei furgoni, che portavano il mangiare, registrato su altri nomi, risalibili ai cognati, pagando, tutte cose si sapevano, lui attaccato non ci stava, lo tenessero per forza, se davvero ci tenevano, stava senza defecare, tutta la vita, piuttosto, anche troppo se riesciva, solamente a camminare, passo passo, lungo il muro, via Petrella, via Baldesi… casa.


sottrazioni

“Un uomo che era andato a dormire che era credente, si era svegliato che era ateo. Per fortuna, nella stanza di quest’uomo c’era una bilancia medica decimale, e quest’uomo era abituato a pesarsi tutti i giorni, mattino e sera. Così, andando a dormire il giorno prima, l’uomo si era pesato e aveva scoperto che pesava 4 pud e 21 funt. E il giorno dopo, al mattino, dopo essersi svegliato che era ateo, l’uomo si era pesato e aveva scoperto che pesava in tutto 4 pud e 13 funt. Di conseguenza -aveva pensato l’uomo- la mia fede pesava intorno agli 8 funt. Che è, il funt, una antica unità di misura russa che corrisponde a una libbra, cioè, la fede, se volete segnarvelo, peserebbe, 3.628,73896 grammi, vale a dire, 3 chili e 628,73896 grammi, circa”

Paolo Nori


cazzo di cane

Le riunioni al condominio, dal geometra Grifoni, via Baracca, via Guidoni, direzione l’autostrada, posti, fosse, sulla terra, che più brutti non ce n’era, se polesse, la bruttezza, ve ne fosse spiegazioni, o, esistesse, la bellezza, rintracciate qualcheduna, cosiddette, Altre-Persone, come loro le dicevano, nella zona tutta-buia, incluse nell’inferno delle periferie squallide, le chiamavano, quegl’altri, normalmente cittadini, posti orribili, alienanti, o vocaboli più scemi, si sentiva, che adopravano, le città come invivibili, normalmente definite, la vita assurda, e via di seguito, questa scelta di parole a cazzo di cane, mentre loro, già che c’erano, proprio dentro allo sfacelo, ci vivevano infiltrati, nei quartieri più fetenti, senza nulla da sperare, quasi fossero, dicevano, di un altro mondo, che non era, provenivano, da questo mondo, per il fatto non sentivano disagio estetico, fra gli altri difetti, un casino rintracciarli, nella torre di babele dei casamenti, campanelli, senza nome, senza numero sociale, scompariti dall’anagrafe, e dagli atti catastali, era come se non erano, come essendo mai esistiti, qualcheduno li acciuffavano, gli acchiappini comunali, documenti, tasse, nulla, cosa cazzo ci facevano, negli annessi comunali, gli pigliavano le impronte, archiviate nei faldoni, col suo numero di codice, per essere, dicevano, assistiti, stando tranquilli, loro invece scomparivano.


antiseverino assoluti (se lo fosse possibile etc.)

Sull’idea nulla-di-nulla, ci si erano fissati, non ci ha senso dire cose, non esiste spiegazioni, solo idee che noi si pensa, che si pensi dei pensieri, eccetra, frasi fatte di parole, nelle quali ci si crede, nulla-ulla, risonava, si perdevano le voci, nello spazio nero-fumo, le finestre tutte chiuse, niente aria nelle case, se fori c’era, l’aria.