Archivi del mese: febbraio 2013

filosofiazzero!!!

«Un molteplice del mondo s’incorpora al processo di una verità (…) se il suo grado d’identità con l’enunciato primordiale è massimo» [Alain Badiou, Secondo manifesto per la filosofia, Cronopio, Napoli, 2010, p. 75].

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norme

Non ogni norma morale è norma di giustizia, né ogni norma di una morale statuisce un valore di giustizia. Può essere considerata norma di giustizia soltanto la norma che prescrive un certo trattamento di un uomo da parte di un altro uomo e, in particolare, il trattamento di un uomo da parte di un legislatore e di un giudice. La norma “non bisogna uccidersi” può essere la norma di una morale che vieta un simile comportamento a causa dell’influenza nociva che può esercitare sulla comunità, ma non può essere una norma di giustizia perché non prescrive il modo con cui un uomo deve trattare un altro uomo; in altri termini, il suicidio può essere giudicato immorale, ma non ingiusto. Però, se il suicida viene sepolto in un apposito luogo e non in un cimitero pubblico,oppure se si punisce il tentativo di suicidio, quest’ultimo può essere giudicato giusto o ingiusto, cioè lo si può giudicare in base a una norma che, prescrivendo con un ordine o un divieto un certo modo di trattare gli uomini, statuisce in questo modo un valore di giustizia ed assume il carattere di norma di giustizia.


prigionieri politici

Non importa distinguere, non importa chi fosse o chi fossero, se lo fossero, la politica e gli uomini cosiddetti politici, alla guida (per dire) del loro tenimento, sancito per legge, egualmente lo sarebbe solo e soltanto inganno politico, truffa politica e basta, non importa i discorsi politici differenti (lo dicono) da quagl’altri discorsi di quegl’ altri politici, di prima, o di poi, le ideazioni sociali, economiche e seguito, lo sarebbe sempre egualmente che fossero parassiti politici, per natura sua interna, biologica, che succhiassero il popolo, da una parte la ignoranza del popolo, la condanna del popolo a restare in eterno sotto ai politici, da quell’altra i politici, quali che fossero, che succhiassero il popolo, e i popoli, della terra.


post-elezioni eterne

:zitto ora, Magnolfi, lo faccia parlare (sentiamo, ancora cazzate, ancora parole da idioti) ci dica ora Burgassi….
:faccio parlare , faccio parlare, avanti, parlare, parlare….
:mai nessuna conoscenza, tutto solo travisato, cominciando dal principio…
:anche il fatto noi medesimi, sottoposti comunali, statali, in quanto tutti a ogni modo statali, sottoposti, specifici, a tutti gli effetti….
:comunali, statali, cignali…
:non esistere il pensiero perchè essendoci il pensiero che c’è il pensiero, il teorema di Godel, il paradosso di Kunz, l’assioma di Grafmann….. eccetra…
:….brontolii di insofferenza…
:…. continui, lasciatelo continuare, continui Burgassi (testa di cazzo, a parte)….
:…primo, intanto, fosse, prima cosa generico, nell’insieme totale, solo in quanto esistesse le parole si dice, si adopra, e il suo seguito, ivi incluso il pensiero, o i pensieri, se lo fosse fruibili, consistesse ognuna cosa, cosiddetta, esistente, reale, solo in tanto che lo fosse ideata, pensata, ivi inclusi noi stessi, medesimi, tutto questo, io stesso, da me sempre saputo, creduto, eccetra, ma poi fattosi (ride) la sostanza del mio essere stesso, specifico, ammettendo esistibile, o egualmente illusione verbale, vaniloquio mentale….
: vaniloquium, vaniloquii, totalibus…


università(del cazzo)già allora…

“E quanto a me, se per una qualunque possibilità ci fosse in me qualche cosa eccellente non ancora scoperta; se mai meriterò quella qualunque fama vera in in questo mondo angusto, ma altamente silenzioso, che potrei non senza ragione ambire; se d’ora innanzi farò qualcosa che, tutt’insieme, un uomo vorrebbe piuttosto aver fatto che lasciato di fare; se alla mia morte i miei esecutori, o più propriamente i miei creditori, troveranno qualche prezioso manoscritto nella scrivania, allora io ne attribuisco qui anticipatamente tutto l’onore e la gloria alla baleniera, poiché una baleniera è stata la mia Università di Yale e la mia Harvard.”


nori (se votassi) voterei nori, paolo nori.

“E m’è venuto in mente, l’altro giorno, intanto che correvo, Battiato, perfino Battiato, che l’ho sentito dire, per radio, che lui è una persona onesta, e io, che faccio un mestiere che tutti i giorni son messo di fronte non alle mie capacità ma alla mia incapacità, al mio spaesamento e alla mia disperazione, a me, l’altro giorno, intanto che correvo, mi è tornato in mente Zavattini, e quella poesia che diceva «A veder come la gente si saluta | mi viene un dubbio: sulla faccia della terra | d’esserci solo io bugiardo.»


l’isola dei cani

“Comandava la ciurma il secondo, uomo tutt’altro che duro di cuore,
ma che aveva imparato dalla vita a considerare ogni cosa, anche le più insignificanti, secondo principi strettamente pratici.
“Non possiamo prenderli tutti -disse- le provviste sono scarse, i venti incostanti, prenderemo solo questi due che sono già a bordo della scialuppa, e non gli altri”
I rematori s’eran già seduti tutti, tranne uno, che avrebbe spinto la barca dalla riva per poi saltare a bordo. Con la sagacia propria della loro razza, i cani sembravano consci che stavano per venire abbandonati sulla deserta riva. La falchetta della scialuppa nera era alta; la prua, volta verso terra, sollevata, così che, a causa dell’acqua che essi sembravano temere per istinto, i cani non riuscivano a balzare nella piccola scialuppa. Ma le loro zampe grattavano febbrilmente la prua, quasi fosse la porta di qualche contadino che volesse lasciarli all’aperto durante una he bufera invernale. Clamorosa agonia di terrore. Non ululavano, non guaivano; parlavano, quasi.
“Forza! Via!” – ordinò il secondo. La scialuppa strisciò greve, sobbalzò, e il momento dopo si allontanava dalla riva. I cani correvano ululando lungo il margine dell’acqua, e ora si soffermavano a contemplare la scialuppa che si allontanava, ora si agitavano, come volessero precipitarsi a inseguirla, ma, frenandosi misteriosamente, riprendevano a correre ululando lungo la spiaggia. Fossero stati esseri umani, non sarebbero riusciti a impartire un più vivo senso di desolazione. I remi erano maneggiati come le collegate penne di due ali. Nessuno parlava. Continuammo a remare, finché non doppiammo un promontorio, che ci nascose ogni vista e spense ogni suono.”