Archivi del mese: agosto 2013

relatività

Una povera fantesca, linda e laboriosa, spazzava ogni giorno e versava l’immondizia su di un grosso mucchio davanti alla porta di casa. Una mattina, vi trovò sopra una lettera e, siccome non sapeva leggere, la portò alla sua padrona: era un invito da parte degli gnomi che la pregavano di tenere a battesimo un bambino. La fanciulla era titubante, ma alla fine si persuase poiché le dissero che una cosa simile non si poteva rifiutare. Allora vennero tre gnomi e la condussero nella caverna di un monte. Là tutto era piccolo, ma leggiadro e sfarzoso da non dirsi. La puerpera giaceva in un letto d’ebano con i pomi di perle, le coperte erano tutte d’oro, la culla d’avorio e d’oro la tinozza. La fantesca fece la madrina e volle poi ritornare a casa, ma gli gnomi la pregarono di restare ancora tre giorni da loro. Ella trascorse questo tempo divertendosi lietamente, i nani la colmarono di gentilezze. Quando dovette ritornare le colmarono le tasche d’oro e la ricondussero fuori del monte. Ma una volta a casa si accorse di essere stata assente non tre giorni, bensì un anno!

[Jacob e Wilhelm Grimm]

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aquitrinium

Pioggia, pioggia, pioggia, pioggia, pioggia, mai più verso si fermasse, così solo ormai, e basta, sulla faccia della terra, il battere infinito dell’acqua sulle città tristi degli omini sui boschi solitari il mare nero, giù forte, da levare via il respiro, si vedeva boccheggiavano, come i pesci, si sentiva, ci scherzavano, al principio, queste genti miserabili, e poi finito, si movevano affannati, sotto tetto, lungo i muri, se dovessero sortire, per i posti che sortivano, prima tutto si fermasse, impossibile, sbraitavamo, senza averci più riparo, anche al chiuso lo sentivano, questo scroscio che veniva, non vedrebbero più il sole, non sarebbe mai finita, non s’avrebbero più nulla, delle cose s’aspettavano, tutto quanto scomparisse, sotto l’acqua che correva, va in rovina icché s’è fatto, tutti i beni messi via, belavano, l’è già fradicio ogni cosa, d’ogni beni accumulati, e la colpa l’è di noi, che iddio n’abbia condannato, l’è la fine ci si merita, per il male procurato, ne verrà le coseguenze, fummo merde infino all’osso, l’era tempo che venissino, quali colpe ci s’avessino, gorgogliavano altre voci, d’una vita disgraziata, non s’é altro che patito, senza mai nulla potere, l’era inutile, dicevano, che si stessino a incolpare, quando tutti lo sapevano, non si avesse a rimediare, anche fosse si sapesse, chi lo fosse responsabili, che però non si sapeva, c’era solo che pioveva, senza averci remissione, il fruscìo della corrente, che portava tutto via, glielo aveva sempre detto, se qualcuno l’ascoltava, la zoppa che vedeva nel destino, sarà tutto, diceva, solo acqua, e il verso delle rane, che non vole dire nulla, e il rumore della pioggia, infinito…


baalbek

“Da secoli gli uomini avevano fissato lo sguardo in alto, come lui faceva ora, sugli uccelli nel cielo. Il colonnato sopra il suo capo lo faceva pensare vagamente a un tempio antico e il bastone su cui si appoggiava a quello ricurvo di un antico sacerdote. Un senso di paura dell’ignoto mosse dal profondo della sua stanchezza, una paura di simboli e di magìa: l’uomo in forma, vide, di falco, che volava lontano, sulle ali immobili ; Thòth, il dio dei pensieri, che scriveva su una tavoletta con un giunco e portava sullo stretto capo d’ibis la luna falcata…”

[Panait Istrati]


comunismo

“Mr. Biswas sentì che nella sua mente si stava formando una frase stupenda e disse: “Il comunismo, come la carità, deve iniziare a casa propria.”

[V.S.Naipaul, Una casa per Mr.Biswas]


strade

“…il giardino senza sole, questo posto dove il sole lo è solo raramente visibile, luna, cielo, penso, stelle, mai nulla, la visione di Orione, sovrastante l’inverno, lungo tutta la notte, invisibile, pensa, uguali, ricorda, sempre uguali, altri inverni invivibili, altri posti piovosi, via Masaccio, via Pastrengo, come esempi possibili, che poteva benissimo fosse posti normalmente, alla gente, di media, vivibili, quando, lui, invece, rivede, è sicuro, totalmente agghiaccianti, mortali, questo senso di buio, definito invivibile al massimo grado, questa vita definita di zero assoluto, e illusioni del genere, per esempio via Masaccio, come definito patimento estremo, patimento al massimo gardo, totale, eccetra, via Boccacio via Frullani, via Baldesi, via Cairoli, tutte vie rappresentate spaventevoli doverci vivere (nei colloqui col fratello a proposito le genti residenti in quelle zone, via Valfonda, via de’ Nerli, Filarocca, Panciatichi, eccetra, diodiavolo, via delle Panche )come i posti più tremendi in scala assoluta, nei confronti alla media, totale, posti sento, ripete, da lasciarci le penne, da restarci stecchiti, eccetra, come gli anni che ora vivo, nella casa tra le tenebre, al confine della luce, nell’estremo Boreale, questa casa in mezzo agli alberi, il giardino, guardo, penso, dove non ci batte mai il sole, da cui il sole è sempre invisibile, la luna il cielo, penso, stellato, il firmamento galassie(rido) e fonomeni astrali, invisibili, come non esistenti.”

[Ersilio Francioni, Terra,Gavilli Editore, Fucecchio 1986]


da paolo nori

“Sto leggendo la storia di Solov’jëv, secondo la quale in Russia prima dell’avvento di Pietro tutto era disordine, crudeltà, rapina, rozzezza, incapacità di fare qualcosa di buono. Il governo aveva cominciato a rimediare. Ma il governo è altrettanto ignobile, fino ai nostri tempi. Si legge questa storia e involontariamente si arriva alla conclusione che la storia della Russia è stata una serie di ignominie.
Ma come mai una serie di ignominie ha prodotto un grande stato unitario?
Ciò dimostra una sola cosa: la storia non è fatta dai governi.”

[Viktor Šklovskij, Tolstoj, traduzione di Maria Olsúfieva, Milano, il Saggiatore 1978, pp. 348-349]


vendetta

“Essendomi addentrato non poco, nel corso degli anni, in due o tre religioni, ho indietreggato ogni volta alle soglie della conversione, per timore di mentire a me stesso. Nessuna di esse era abbastanza libera da ammettere che la vendetta è un bisogno, il più intenso e profondo che esista, e che ognuno deve soddisfarlo, non fosse che a parole. Se lo soffochiamo, ci esponiamo a turbe gravi. Più di uno squilibrio -forse addirittura tutti gli squilibri- scaturisce da una vendetta che abbiamo troppo a lungo differito. Osiamo esplodere! Qualunque malessere è più sano di quello provocato da una rabbia accumulata.”

[E.M. Cioran]