Archivi del mese: aprile 2014

scimmie

“Le folle sono pericolose e le follie collettive immense. L’uomo è una scimmia con un terrificante istinto distruttore.”

[Céline]

Annunci

zzero

Nell’estate del 1920 apparve il manifest ot ničevokov (manifesto dei nullisti), seguito da una serie di intimazioni e decreti, in cui si distingueva fra nullisti dell’arte e della vita. Il più significativo manifesto, il decreto sulla poesia, si concludeva intimando:

Non scrivete nulla
Non leggete nulla
Non dite nulla
Non stampate nulla.

[Marzio Marzaduri, Dada russo, sl, Il cavaliere azzurro 1984, pp. 86-87]

[citato da Paolo Nori]


cattolicorum

“…se non ho capito male tu parli della tolleranza che è una cosa diversa, certo che si tollera chi purtroppo ancora vive nell’errore, mica ci mettiamo a sparare a mussulmani, buddisti etcc. Ma un conto è tollerare un conto appoggiare e far proliferare l’errore. La Chiesa, il pontefice devono dire la verità, perchè la verità rende liberi di segliere dove stare, con Dio o contro Dio. La vera carità è non andare a fomentare l’errore con incontri di Assisi e pacche sulle spalle, mettersi a pregare falsi dei in compagnia, per una pace prettamente umana, che poi vediamo non arriva mai, perchè la vera pace solo Dio la da, non i compromessi umani. Dunque a cosa serve tutto questo se non a confondere i cattolici e non dare l’opportunità ai non cattolici di convertirsi e salvarsi l’anima? Non si nota nella realtà a che deriva siamo arrivati? Cattolici che sembrano protestanti se non rasenti l’ateismo, gente che si sbattezza (come se fosse possibile), bambini che vanno alla prima comunione senza neppure sapere i 10 comandamenti (come faranno mai a confessarsi bene?). Non è che nella foga di attirare tutti, si è smesso di insegnare le cose essenziali? Alla fine le chiese si sono forse riempite? I non cattolici convertiti in massa? I cattolici sono più santi? C’è più rispetto, amore riverenza adorazione di Dio, ad esempio nel Santissimo Sacramento?. Questi erano i frutti che dovevamo vedere e che non si sono visti, allora mi chiedo qualcosa di non buono è successo in questi ultimi 50 anni o va tutto bene e io non me ne sono accorta? Si può dire è colpa dei vescovi o sacerdoti disobbedienti, per carità, anche, ma non dimentichiamoci, che chi ha più potere ed autorità, ha sempre più responsabilità, se si è lasciato fare, se non si usa la propria autorità per condannare gli errori palesi che circolano, chi ne risponderà? la Chiesa non è una democrazia, la Chiesa ha una gerarchia e chi più sta in alto più deve portare il peso e dovrà rendere conto a Dio delle anime affidategli.”


ancora céline

ETICA ED ESTETICA CELINIANA
Le parole con cui Giovanni Raboni introduce Céline sono emblematiche:

“Come tutto sarebbe più semplice e più comodo se le idee sbagliate producessero automaticamente e infallibilmente soltanto dei brutti libri! Purtroppo non è così; ma prenderne atto è, a volte, così doloroso, che preferiamo fare i finti tonti, giocare a rimpiattino con il nostro acume estetico, riempirci le orecchie di cera come Ulisse prima di passare davanti alle Sirene, pur di non ammettere nemmeno con noi stessi che un grande scrittore può avere nutrito, o comunque espresso, convinzioni che ripugnano alla nostra sensibilità etica. Il caso Céline è, in proposito, d’una completezza esemplare”.

Più che a Mea Culpa, che il traduttore vede come un’opera che getta luce sull’inquietante realtà del socialismo reale, Raboni si riferisce alle opere successive di Céline e in particolare a Bagatelles pour un massacre, L’Ecole des cadavres e Le Beaux Draps. Proprio Bagatelles, suscitò nel dopoguerra l’indignazione dei più per invettive come queste:

“Dio solo sa come L’Ebreo cerca di pulirsi, di raffinarsi “arianamente” per poter meglio ingannarci, impaniarci. Malgrado questo lavorìo, rimane dopo tanti secoli l’insorpassabile gaffeur dei cinque continenti”.

Ho preso un’affermazione a caso tra le tante su questi toni contenute in questo pamphlet estremo ed insidioso, che tra le pieghe e più di altri mostra l’anima anarco-rivoluzionaria di Céline. Il tema del mimetismo ebraico che si fa potere è qui gridato in maniera estrema e senza limite. Questo spaventa in Céline, il suo essere l’unico vero esteta dell’anarchismo che diventa messaggio etico, esistenziale. A leggerlo bene, sia nella forma che nella sostanza, Bagatelles non è molto diverso dagli altri suoi scritti: l’impatto ideale ed emotivo è fortissimo; truce, impietosa e corrosiva la forma letteraria. Come nel Voyage, in Mort à crédit e in Mea Culpa, le parole sono fuoco, energia, potenza e liberazione. Finalmente qualcuno senza briglie, un’esteta, un puro, un assoluto. Non possiamo prenderlo a pezzi. Per questo, Céline, o lo si ama o lo si odia. Non esistono vie di mezzo.

CÉLINE: UN AMORE OLTRE LA LETTERATURA

Pertanto, e come avrete capito, il mio amore per Céline è totale: dal Voyage a Bagatelles a Rigodon, nulla mi è estraneo; posso aver preferito l’uno piuttosto che un altro, per argomento o interesse contingente, ma la molteplicità è sempre ricondotta ad unità ideale quando penso a Céline. Per tutti questi motivi, distinguere tra etica ed estetica in tale personaggio è un nonsenso nei termini e nella pratica. È un artificio ideologico di cui si sono serviti gli intellettuali di regime (democratico) nel dopoguerra per non oscurare due immense opere letterarie quali Voyage au bout de la nuit e Mort à crédit. Se devo scegliere tra Voyage e Bagatelles scelgo certamente il primo, ma non per un discorso etico, soltanto per amore letterario. In fondo, ciò che amo in Céline è proprio il suo esistenzialismo-realismo anarchico, contro il mondo moderno e al servizio di nessuno. Considerando il recente passato, ed un presente di uomini votati al “leccaculismo”, è un pregio ascrivibile a pochi. Per ciò che mi riguarda, mi batterò sempre per divulgare i suoi testi, nessuno escluso. E non mi interessa se siano politically correct o meno.


col senno di poi…

“Io sono uno di quelli che hanno lasciato il partito comunista nel 1956-57 perché non si destalinizzava abbastanza in fretta. Ma cosa dicevo quando
Stalin era vivo e lo stalinismo era accettato senza discussione all’interno deipartiti comunisti? Ero o non ero stalinista anch’io? […] Nel Diario di un
viaggio in URSS […] annotavo quasi esclusivamente osservazioni minime di vita quotidiana, aspetti rasserenanti, tranquillizzanti, atemporali, apolitici.
Questo modo non monumentale di presentare l’URSS mi pareva il menoconformista. Invece la mia vera colpa di stalinismo è stata proprio questa:
per difendermi da una realtà che non conoscevo, ma in qualche modo presentivo e a cui non volevo dare un nome, collaboravo col mio linguaggio non ufficiale che all’ipocrisia ufficiale presentava come sereno e sorridente ciò che era dramma e tensione e strazio.”

[ITALO CALVINO, Sono stato stalinista anch’io?, in Saggi 1945-85, Milano, Mondadori 1995]


senza fare nomi…

“…è professore ordinario di estetica presso l’Università degli Studi di Milano.
Ha insegnato in diverse università straniere: tra esse, quella che ricorda con maggiore interesse e che più l’ha coinvolto, è l’Università Tagore di Calcutta, in India. Oltre all’insegnamento ricopre importanti incarichi amministrativi: presidente del corso di laurea in Filosofia dell’Università degli Studi di Milano, consigliere d’amministrazione del Piccolo Teatro di Milano, presidente dell’Accademia di belle arti di Brera sempre a Milano, membro del consiglio dell’Irer (Istituto per la programmazione scientifica e culturale della Regione Lombardia), rappresentante del Ministero della Pubblica Istruzione presso l’UNESCO per la tutele dei Beni immateriali, consigliere comunale a Venezia e assessore alla cultura a Milano, consigliere d’amministrazione del MAXXI (Museo dell’arte del XXI secolo), consigliere d’amministrazione della Fondazione La Verdi di Milano, consigliere d’amministrazione del teatro Parenti di Milano.
Dopo gli studi sulla fenomenologia di Husserl e della sua scuola, ha affrontato le questioni inerenti ai concetti di “speranza” e di “utopia”, riflettendo sulla filosofia di Ernst Bloch, di cui è stato anche traduttore. Il pensiero di Goethe (di cui ha tradotto diversi saggi sulla scienza, l’arte e la letteratura) e del Romanticismo sono diventati i punti di riferimento essenziali dei suoi studi, che lo hanno portato a concentrare le sue ricerche sul problema e sul significato della bellezza.”(SIC!!!)


invano…(1937)