Archivi del mese: dicembre 2014

ZZERO ASSOLUTO (O NEMMENO)!

Non c’è il Tutto.
Non c’è il Nulla. C’è
soltanto il non c’è.

[Giorgio Caproni]

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informatica

Oroscopi
di Gian Marco Griffi

L’altro giorno si è presentato questo tizio alla porta di casa mia. Portava una giacca marrone e una camicia a quadri simile a quelle che indossano gli operai della segheria in cui lavorava mio padre.
“Buongiorno”, mi ha detto mostrandomi un biglietto da visita piuttosto scadente, sul quale campeggiavano un pentacolo e il nome d’arte del tizio.
“Lei fa oroscopi?”, ho chiesto mentre leggevo il biglietto.
“È il mio lavoro”, ha risposto il tizio. “Redigere oroscopi a domicilio”.
L’ho fatto accomodare in soggiorno. Ho guardato la sua cravatta. Era una cravatta di terz’ordine, per nulla intonata allo stile della camicia.
“E in cosa consiste questo suo lavoro?”, gli ho chiesto.
“Mi pareva d’averglielo appena detto”, mi ha fatto lui.
“Redigere oroscopi”, ho detto io.
“Precisamente”, ha detto lui.
Mi sono acceso una sigaretta.
“Intendevo dire in che modo redige questi oroscopi”, ho detto. “Non so, tipo che tecnica utilizza, quale sfera della scienza, queste cose qui”.
Mi ha fatto segno di seguirlo verso il tavolo, ha aperto una ventiquattrore.
“Questa è la parte più stuzzicante”, ha detto.
Ha appoggiato un computer portatile e ha disseminato il tavolo di cartacce e attrezzi.
“Interessante”, ho detto.
“Vuole una dimostrazione pratica?”, mi ha chiesto, “è gratis”.
Ho acconsentito, per cui il tizio si è tolto la giacca e ha acceso il portatile, consultando le cartacce e maneggiando gli attrezzi. C’era uno di quegli affari per calcolare la posizione dei pianeti, un pacco di mappe celesti e una vecchia bibbia.
“Fuma?”, ho chiesto porgendo una sigaretta.
“Volentieri”, mi ha risposto, “magari più tardi, dopo la dimostrazione”.
Ho atteso che il tizio scribacchiasse qualcosa sulla tastiera versandomi qualcosa da bere.
“Sono pronto”, ha detto, “vuole cominciare?”.
“Come si chiama quell’affare per calcolare la posizione dei pianeti?”, ho chiesto.
“Vuol dire l’astrolabio?”, ha fatto lui.
“Proprio quello”, ho detto io battendomi su una gamba. “Ce l’avevo sulla punta della lingua”.
“Cominciamo la dimostrazione?”, mi ha chiesto.
“Cominciamo”, ho detto spegnendo la sigaretta nel portacenere.
“Questo è un programma che non si trova in giro”, ha detto, “è particolare, studiato ed elaborato da me e mio figlio”.
“Lei è una specie di informatico?”, ho chiesto.
“Non precisamente. Ma mio figlio è portato per questo genere di cose e di tanto in tanto mi aiuta col lavoro. Un tempo ero costretto a portarmi in giro due valigie piene di attrezzature e scartoffie; oggi è molto più semplice”.
“Vuole un drink?”, ho chiesto.
“Non mentre faccio la dimostrazione”, ha risposto.
Bene, a questo punto eravamo pronti per cominciare la dimostrazione. Mi ha fatto un mucchio di domande sulla mia data di nascita, l’ora esatta, il luogo, cose così. Le solite cose che si chiedono al momento di redigere un oroscopo, suppongo. Ha inserito tutte le mie risposte nel suo programma per oroscopi e mi ha sorriso ogni volta che ho dato una risposta.
“C’è una relazione certa tra gli eventi narrati nella bibbia e il futuro di ciascuno di noi”, ha detto.
“Ah sì?”.
“Potremmo dire che la bibbia riassume in sé il futuro di tutti gli uomini dalla creazione all’apocalisse”.
“Può spiegarsi meglio?”, ho chiesto io. Era sinceramente incuriosito.
“Basta interpretare i segni”, ha detto lui. “Calcolando le congiunzioni astrali di un qualsiasi individuo, in questa circostanza lei, e connettendole a episodi biblici trascelti e decrittati dal mio programma informatico, si ottiene una divinazione minuziosa, giorno per giorno, di chiunque”.
“Mi sembra straordinario”, ho detto io per fargli sentire il mio sostegno.
“Lo è”, ha detto lui. “Sfortunatamente il Governo non mi ha ancora accordato il brevetto, per cui i miei oroscopi non hanno valore giuridico”.
“Una vera sfortuna”, ho detto io.
“Ma conto di ottenere l’avallo tra pochi mesi”, ha aggiunto.
“Me lo auguro per lei”, ho detto.
“Ecco qui”, ha detto senza staccare gli occhi dal monitor, “l’episodio biblico che il programma ha connesso ai suoi dati”.
“Qual è?”, ho chiesto. A quel punto ero abbastanza impaziente.
“Un momento per favore”, ha risposto il tizio. Poi ha ripreso a smanettare con la tastiera.
Ho osservato le sue dita mentre premeva coi polpastrelli i tasti del computer. Non ho potuto fare a meno di notare che aveva le unghie sporche. Luride.
Mi aspettavo che da un momento all’altro aprisse bocca per raccontarmi una stronzata qualunque su Ezechiele o Isaù, invece ha continuato a trafficare con i suoi strumenti per dieci minuti buoni senza dire una parola.
“C’è qualche problema?”, gli ho chiesto.
Il tizio ha tirato fuori una sigaretta e se l’è accesa senza dire niente.
Ho pensato che mia moglie si sarebbe incavolata di brutto, se fosse stata ancora qui. Ogni volta che accendevo una sigaretta in casa se ne saltava fuori con una lamentela.
Ho acceso una sigaretta anch’io mentre aspettavo che il tizio redigesse l’oroscopo.
Lui ha continuato a scrivere sul suo computer per un po’, ha consultato la bibbia, ha ripreso a premere tasti, si è tolto gli occhiali e ha cominciato a far su tutta la sua roba.
L’ho guardato in silenzio.
“Scusi tanto”, mi ha detto.
“Che succede?”, ho chiesto.
A quel punto non sapevo cosa dire.
“Mi perdoni se le ho fatto perdere tempo”, ha detto il tizio mentre sgomberava il tavolo dalla sua attrezzatura.
Lo ripeteva spesso mia moglie che quando bussavano alla porta i testimoni di Geova o gente del genere bisognava trattarli come meritano. Se bussa alla porta un rompiballe qualunque, diceva sempre mia moglie, mettigli in mano cinquanta centesimi e mandalo affanculo. Avrei dovuto fare così.
Il tizio non mi ha neppure salutato, ha infilato la porta ed è sparito dietro l’angolo. Sono rimasto senza parole.
Ho chiuso la porta, sono andato in bagno, e mentre pisciavo ho iniziato a sentire il formicolio alla spalla e al braccio.