Archivi del mese: aprile 2015

COLOSSEO TOTALE

…cent’anni avanti Gesù Cristo che bisognava nascere, tutto quello che c’è oggi annoia, romanzi, opere di teatro, cinema, uguale sbadglio! la tele peggio che peggio!cos’è che vogliono la popolazione e l’élite visigota? Il Circo! esecuzioni sgocciolanti! rantoli veri, torture, massacri, trippe riempilarena! mica più mezzecalze di seta, pelo di fica, no!stragi terremoti, macerie! carrettate di teste mozze! eroi col cazzo in bocca! tornarsene a casa dal grande spettacolo con una carriola piena d’occhi! roba sanguinolenta vera! basta coi trucchi! il Circo farà chudere tutti i teatri! farà furore la moda dimenticata! trecento prima di Cristo! la vivisezione dei feriti in diretta!tanta arte, tanti sedicenti capolavori per niente!tutte cazzate! crimini,
solo crimini, ora, dal vivo…

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VOTARE MAI

Uno può benissimo non votare mai e avere lo stesso la propria opinione (cosiddetta) e anche più di una, privilegio dell’età, a un certo momento non leggi più gli articoli, i giornali, solo la pubblicità, ti dice tutto, e i necrologi, sai quello che la gente desidera e sai che son morti, basta, tutto il resto blablabla, sinistra,centro o destra! E Case di Tolleranza (cosiddetta)per tutti gusti, le piccole manie e le grosse.
Per le strade, intanto, la raccolta dei soldi per i poveri rifugiati smirnoti, batavo-bulgari, afro-polacchi, torme di poveracci, da far pietà, come noi del resto, che non siamo più nulla, nessuno


CULTURA E ANTICULTURA (SI POTESSE DISTINGUERE)

La cultura (cosiddetta) ammette anche al suo interno il proprio opposto – l’anticultura. Questa , purtroppo, non consiste solo nel supremo disinteresse per la cultura ostentato dalle classi dominanti di oggi; e neppure nell’odio verso di essa dimostrato dalle classi dirigenti. Purtroppo l’anticultura esercita una pesante azione di disturbo nei confronti della cultura stessa -ha invaso le scuole, dove regna sovrana, i giornali, il cinema, la televisione – insomma tutti gli ambienti da cui dovrebbe “irradiarsi” cultura.
Questa anticultura assume anche aspetto e sembianti di pensiero, anzi, di filosofia. Essa non è altro che il tentativo di celebrare mediante le formule le più vuote,
le più retoriche, le più prive di senso possibile, l’ethos corrente, i pregiudizi più retrivi, più miseri, più irresponsabilie privi di pensiero. E’ la santificazione delle paure, dei pregiudizi, delle mancanze di entusiasmo, della profonda immoralità del filisteismo piccolo-borghese. Il suo schema è sempre quello di tutte le filosofie che teorizzano un mondo chiuso santificandone la chiusura: consiste nell’assumere la routine quotidiana come il valore assoluto,come Spirito o come Idea: e considerare ogni resistenza a questa routine , l’insorgere di bisogni vitali e di volontà dinamiche di fronte ad essa, come il peccato determinato dalla materia e dall’istinto, dal non-Essere , eccetra. Così la routine viene ipostatizzata in Valore, trascendente, eterno, imposto all’uomo dall’alto – identificata con la Ragione; gli elementi di mobilità, di progresso, di rottura attribuiti all’insorgere di un oscuro non-Essere, di un limite immanente all’uomo


IMPERTURBABILITA’ (COSIDDETTA)

« Non sono i fatti in sé che turbano gli uomini, ma i giudizi che gli uomini formulano sui fatti. Per esempio, la morte non è nulla di terribile (perché altrimenti sarebbe sembrata tale anche a Socrate): ma il giudizio che la vuole terribile, ecco, questo è terribile. Di conseguenza, quando subiamo un impedimento, siamo turbati o afflitti, non dobbiamo mai accusare nessun altro tranne noi stessi, ossia i nostri giudizi. Incolpare gli altri dei propri mali è tipico di chi non ha educazione filosofica; chi l’ha intrapresa incolpa sé stesso; chi l’ha completata non incolpa né gli altri né se stesso.»

[Epitteto]


A DIO PIACENDO

Come qualmente Ippotadeo, teologo, consiglia Panurgo sulla faccenda del matrimonio.

La domenica seguente appena il desinare fu pronto apparvero i convitati, eccetto Brigliadoca, luogotente di Fonsbeton.
Alla seconda portata, Panurgo, con profonda riverenza disse:
– Signori, non si tratta che d’una parola: Devo sposarmi o no? Se non riuscite voi a sciogliere il dubbio, lo stimerò insolubile come gli Insolubilia di Alliaco. Poiché voi siete tutti eletti, scelti e crivellati, ciascuno rispettivamente alla sua professione, come bei piselli al vaglio.
Padre Ippotadeo, a un invito di Pantagruele, tra il rispetto di tutti i presenti, con modestia incredibile rispose:
– Amico mio, voi ci domandate consiglio, ma primamente conviene chiediate consiglio a voi stesso. Sentite voi nel vostro corpo importunamente gli stimoli della carne?
– Assai fieramente, rispose Panurgo, e non vi dispiaccia padre.
– No, no, amico mio, rispose Ippotadeo. Ma, in questo tormento avete voi da Dio il dono e la grazia speciale della continenza?
– In fede mia, no, rispose Panurgo.
– Ebbene sposatevi amico mio, disse Ippotodeo: assai meglio è sposarsi che ardere in fuoco di concupiscenza.
– Questo è parlar da galantuomo! esclamò Panurgo, senza tanto circumbilivaginare intorno a potta. Grazie grazie, nostro Signor Padre. Io mi sposerò senza dubbio e ben presto. V’invito alle nozze. Faremo baldoria, corpo d’una gallina, voi avrete la mia livrea e mangeremo anche dell’oca, corpo d’un bue, che la mia donna non arrostirà. Vi pregherò inoltre d’iniziar voi la prima danza delle vergini, se vi piacerà farmi grazia e onore in contraccambio. Non resta che un piccolo scrupolo da vincere, un’inezia, meno che niente: non sarò io becco?
– No, per bacco, amico mio, se così piace a Dio, rispose Ippotadeo.
– Oh, che la virtù di Dio m’aiuti! esclamò Panurgo. Dove mi scaraventate voi, buona gente? Alle condizionali, le quali, in dialettica, ammettono tutte le contraddizioni e impossibilità… Se il mio muletto transalpino volasse… il mio muletto transalpino avrebbe le ali! Se a Dio piace, non sarò becco!.. Ma sarò becco, se piace a Dio. Se si trattasse di condizione alla quale potessi ovviare, non mi dispererei affatto, perdiana! Ma voi mi rinviate al consiglio privato di Dio, nella camera dei suoi minuti piaceri. Ma che strada prendete per giungervi voialtri Francesi? Signor padre nostro, io credo una cosa: sarà meglio che non veniate alle nostre nozze. Il baccano e il diavolio de’ convitati vi romperebbero tutto il testamento. Voi amate riposo, silenzio, solitudine. Voi non ci verrete credo. E poi voi danzate maluccio e sareste un po’ imbarazzato a iniziare il primo ballo. Vi manderò dei ciccioli nella vostra camera, e anche la livrea nuziale. E berrete alla nostra salute se vi piace.
– Amico mio, disse Ippotadeo, prendete in buona parte le mie parole, ve ne prego. Quando vi dico: se piace a Dio, vi faccio forse torto? Parlo male? È questa una condizionale blasfema, o scandalosa? Non è onorare il Signore, creatore, protettore, salvatore? Non è riconoscerlo datore unico d’ogni bene? Non è dichiarare che tutto dipende dalla sua benignità? Che nulla è senza lui, che nulla vale, nulla si può se la sua santa grazia non piove su noi? Non è mettere eccezione canonica a tutte le nostre opere, e rimettere tutti i nostri propositi a ciò che sarà disposto dalla sua santa volontà tanto in cielo come sulla terra? Non è veramente santificare il suo benedetto nome? Amico mio, voi non sarete becco, se piace a Dio. Per sapere poi quale sia il suo piacere non è necessario disperarsi come si trattasse di cosa nascosta, per conoscere la quale sia necessario intendere il suo privato consiglio e penetrare nella camera dei suoi santissimi piaceri. Il buon Dio ci ha fatto questo bene che ce li ha rivelati, annunziati, dichiarati e apertamente descritti nella Santa Bibbia. Là troverete che mai non sarete becco, cioè mai la vostra donna sarà ribalda, se la sceglierete figlia di gente dabbene, istruita in virtù e onestà, e che non abbia praticato né frequentato se non compagnie di buoni costumi, piena d’amore e di timor di Dio, desiderosa di compiacere a Dio per fede e osservanza de’ suoi santi comandamenti, timorosa d’offenderlo e di perdere la sua grazia per difetto di fede e per trasgressione della divina sua legge nella quale l’adulterio è rigorosamente proibito, e dove è imposto di accostarsi unicamente al marito, averlo caro, servirlo, amarlo sopra ogni cosa dopo Dio. Per confortare questa discipina voi dal canto vostro coltiverete l’affetto coniugale, continuerete a mantenervi onesto, le darete buon esempio, vivrete pudicamente, castamente, virtuosamente nella vostra casa come volete ch’essa viva dal canto suo; poiché come è detto specchio buono e perfetto non quello che più sia ornato di dorature e di gemme, ma quello che con verità rifletta le forme degli obbietti, così non è più da stimare quella donna la quale sia ricca, bella, elegante, di razza nobile, bensì quella che più si sforza di mettersi nella buona grazia di Dio e conformarsi ai buoni costumi di suo marito. Osservate la luna: essa non prende luce né da Mercurio, né da Giove, né da Marte, né da altro pianeta o stella che sia in cielo; essa non riceve luce che dal sole suo marito e non ne riceve punto più ch’esso ne dia per sua effusione ed aspetto. Così voi sarete per la vostra donna modello ed esempio di virtù e onestà. E continuamente implorerete la grazia di Dio a protezione vostra.
– Voi volete dunque, disse Panurgo, lisciandosi i baffi, che io sposi la donna forte descritta da Salomone?.. Ella è morta, senza alcun dubbio. Io non l’ho mai vista, che ricordi. Dio me lo voglia perdonare. Grazie infinite a ogni modo, padre. Assaggiate qui questa fetta di marzapane, vi aiuterà la digestione; poi berrete una coppa d’ipocrasso chiaretto: è salubre e stomatico. Proseguiamo…


MOLLOY

“Ascolto e mi sento dettare un mondo congelato in perdita d’equilibrio, sotto una luce debole e calma e niente di più, sufficiente per vedere, capite, e congelata anch’essa. E sento mormorare che tutto si flette e cede, come sotto dei pesi, ma qui non ci sono pesi, e anche il suolo, inadatto a reggere, e anche la luce, verso una fine che sembra non debba mai esserci. Perché che fine può esserci a queste solitudini in cui non ci fu mai vero chiarore, né verticalità, né solida base, ma sempre queste cose pencolanti, slittanti in un franare senza fine, sotto un cielo senza memoria di mattino né speranza di sera. Queste cose, quali cose, venute da dove, fatte di che? E sembra che qui nulla si muova, né mai si sia mosso, né mai si muoverà, salvo io, che non mi muovo neanch’io quando sono qui, bensì osservo e mi mostro. Sì, è un mondo finito, malgrado le apparenze, è la sua fine che lo ha suscitato, è finendo che è cominciato, è abbastanza chiaro? E anch’io sono finito, quando ci sono, gli occhi mi si chiudono, le mie sofferenze cessano e io finisco, piegato come non possono esserlo i viventi.”

[Samuel Beckett]


COITUS IN-INTERRUPTUS!

Avrei voluto che mio padre e mia madre, o in verità entrambi, poiché entrambi erano tenuti a farlo, pensassero a quello che facevano quando mi hanno concepito; se avessero debitamente considerato quanto alta fosse la posta in gioco;—che non solo ne sarebbe derivata la procreazione di un Essere razionale, ma che molto probabilmente la felice conformazione e costituzione fisica del suo corpo, forse il suo ingegno e la struttura stessa della sua mente;—e per quanto potevano saperne, perfino la fortuna di tutta la sua famiglia avrebbero potuto essere condizionati dagli umori e dalle inclinazioni prevalenti in quel momento:——Se avessero debitamente soppesato e riflettuto a tutto ciò, e agito di conseguenza,——sono profondamente convinto che il posto da me occupato nel mondo sarebbe stato molto diverso, da quello in cui è probabile che il lettore mi veda.—Credetemi, miei buoni amici, non si tratta di un fatto trascurabile come molti di voi potrebbero ritenerlo;—tutti avete, oso dire, sentito parlare degli spiriti vitali, di come vengano trasmessi dal padre al figlio e così via,—e di parecchio altro al riguardo:—ebbene, potete credermi quando vi dico, che nove decimi della saggezza o della stoltezza di un uomo, dei suoi successi o fallimenti in questo mondo dipendono dai loro moti e attività, e dai diversi indirizzi e direzioni verso cui li avviate; così che una volta messi in movimento, bene o male che sia, non si tratta di una faccenda da quattro soldi,–partono schiamazzando per la tangente; e a forza di ripetere gli stessi passi, finiscono col tracciare una vera e propria strada, dritta e comoda come il viale di un giardino, dalla quale, una volta che vi si siano avvezzi, lo stesso Diavolo non riuscirebbe ad allontanarli.
Scusate, mio caro, disse mia madre, non avete dimenticato di ricaricare l’orologio?——Buon D—! esclamò mio padre, lasciandosi sfuggire un’imprecazione, ma avendo l’accortezza al tempo stesso di non alzare troppo la voce——. Quando mai una donna, dalla creazione del mondo ai giorni nostri, ha interrotto qualcuno con una domanda così sciocca? E che cosa stava dicendo vostro padre?——Niente, naturalmente.

[Laurence Sterne (1713-1768)]