Archivi del mese: luglio 2015

SVOLGIMENTO

…lo svolgersi della vita, nel suo insieme, non è altro che un continuo processo di aggravamento continuo, in cui tutto –e questa è la cosa più terribile- si aggrava costantemente. Quando consideriamo un essere umano, siamo costretti, quasi subito, a dire: che essere orrendo, insopportabile. Quando consideriamo la natura siamo costretti a dire a noi stessi: che natura orrenda, insopportabile.Quando ci troviamo di fronte a qualcosa di artificiale, di qualunque cosa si tratti, siamo costretti a dirci, in poco tempo: che insopportabile artificialità. Quando camminiamo noi diciamo quasi subito a noi stessi:che camminare insopportabile, e allo stesso modo quando corriamo: che correre insopportabile, e quando restiamo in piedi, fermi: che posizione insopportabile. Quando incontriamo qualcuno, noi pensiamo quasi subito: che incontro insopportabile.
Quando facciamo un viaggio, noi diciamo, nel più breve tempo possibile: che viaggio insopportabile, che tempo insopportabile, diciamo, di qualsiasi tempo, quando riflettiamo su qualsiasi tempo. Quando il pensiero è rigoroso, si fa sempre più chiaro e spietato, il che ci costringe a dire, nel più breve tempo possibile, a proposito di tutto, che è insopportabile e tremendo.

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CHIAMATEMI ALVISE


GUERRA

La guerra dell’inimicizia assoluta non conosce alcuna limitazione. Trova il suo senso e la sua legittimità proprio nella volontà di arrivare alle estreme conseguenze. La sola questione è dunque questa: esiste un nemico assoluto, e chi è in concreto?


LE CIABATTE

Faceva un gran caldo, era una delle giornate più afose di un incredibile luglio.
Presero posto in spiaggia: un ombrellone, un lettino, due sedie a sdraio.
Si attende un po’, di solito, prima di fare il bagno, è una questione di stile, in particolare a una certa età. Al naturale venir meno della vitalità, infatti, si contrappone una lentezza ostentata come un valore, quello della risolutezza ad agire per propria decisione, non per l’impulso incontrollato di un bisogno. Quasi a far credere di non propendere per l’esuberanza non perché manca, ma per scelta.
Allo stesso modo con cui, al venir meno della giovanile bellezza, si reagisce con il tocco rarefatto dei movimenti compassati, espressione di quell’eleganza rituale, che solo l’esperienza e dunque l’età possono dare con quella giusta misura.
L’atteggiamento appare spontaneo e inconsapevole, naturalmente, ma solo per il fatto che esso é assunto in una routine ormai consolidata, elevata a segno distintivo della personalità, come uno status dell’età, per così dire. In ogni caso ed è indubbio che una certa flemmatica apatia esibisca, a testimonianza del proprio autorevole autocontrollo, una imperturbabilità che non richiede ogni volta di essere pensata.
Sarà! Ma lui, pur avendo quella certa età, non ne volle sapere né di attese con stile, né di movimenti lenti, il caldo era troppo insopportabile.
Io mi butto in acqua subito! Disse perentorio, ma si sapeva che lui era un tipo ansioso e un po’ fuori dalle regole, se non addirittura privo di quel tipo di stile.
Si avviò pertanto verso il mare affatto lentamente e non destò meraviglia alcuna e nessun commento, viste le note carenze stilistiche.
Arrivò al bagnasciuga e si fermò; si accertò che quello fosse un punto in cui i flutti non vi arrivassero e poi, seguendo un impulso quasi automatico, dispose le ciabatte di plastica nera l’una accanto all’altra, accoppiate con una certa diligenza, come nemmeno nello sgabuzzino di casa sua avrebbe mai fatto.
Si stupì per tanta attenzione, così improbabile in lui, ma lo stupore non durò a lungo, poiché si rese conto che quell’impulso, a cui anch’egli sorprendentemente aveva ceduto, ubbidiva ad una ragione molto precisa, la cui importanza non poteva venir meno per il solo effetto della sua abituale non curanza.
Tale ragione, è indispensabile precisarlo, era quella per cui le ciabatte, disposte in quel modo, sarebbero divenute il segno di un linguaggio comprensibile a tutti: sono andato a fare il bagno, avrebbe detto inequivocabilmente con quelle, le ho messe apposta così, non si trovano qui a guisa di oggetti smarriti o ributtati sulla spiaggia dai marosi.

[Arnaldo Gamba]


FILOSOFIAZZERO (COSIDDETTA)

Non cominciamo a vivere realmente se non una volta giunti in fondo alla filosofia, sulla sua rovina, quando abbiamo capito sia la sua terribile insignificanza sia l’inutilità del farvi ricorso, in quanto non è di alcun aiuto


BABBI MORTI VIVENTI

Se lo fosse che esistesse, si potesse vegetare, in maniera cosiddetta vivibile, sana, lo farebbe, sostenevano, le persone disponessero di sistema nervoso animale, di base, generico, come, esempio, le masse, quando loro, dice, in famiglia, non lo erano mai stati, somatici, di questa categoria neutra, sociale, ma del tutto alienati, oltre i limiti, per ragioni, scrive, che risulteranno dopo, poi in seguito, come, esempio, sostenevano, il fatto, da una parte, che loro, dice, sempre vissuti abitando appartamenti che lo erano digià, fosse, incupiti, di suo, come essenza specifica, dall’altra, che era loro lo avvertivano ovunque incombente tristezza immanente globale, appartamenti, per loro, di una disperazione senza alcun limite, oscurati di buio, eccetra, una vita trascorrerono in assenza di luce, lunghi oscuri corridoi, su kilometri di nulla, chi guardasse ora lontano questo buio trasscorrerono, non vedrebbe in questo fondo che nulla, se ci avesse nessun senso, anche dirlo, pensarlo, eccetra, il suo babbo, la sua mamma, il fratello, scomparito, senza mai sapere indove, solo, dice, saputolo, indove, alla fine di tutto, dopo morto anche il suo babbo, che viveva, dicevano, come fosse già cadavere, una, dice, persona, no soltanto mai vissuto una vita normale, delle genti comuni, ma sospeso in istato di catalessi, in istato, dicevano, di astinenza mentale, fisica, eccetra, era sintomi normali, sosteneva il dottor Lupi, tra i tanti, dice, disturbi, cosiddetti neurologici, lui in fondo, dice, rientrava nella normalità comune epilettodide del piccolo male, in istato di assenza, non ce n’era ripeteva, di disturbi originali, ogni tipi di disturbi tutti già classificati, quanto al fatto di guarire, comportava altri fattori, c’era dice, dei fattori, da doversi rilevare, che venissero curati, si diceva guarigioni e non era altro che, in fondo, un insieme di fattori da venire equilibrati, non essendo, altro, dice, il corpo(se lo fosse ammisibile) in pratica, che un insieme complessivo, in funzione reciproca, bisognava procedessero a controlli più accurati chi voleva rimanesse nelle meglio condizioni, come esempio, dice, portavano, i riscontri pressori, cuore, sangue, polmoni, no il cervello, che, dice, risultava, dicevano, si poteva benissimo, una persona, anche vivere senza l’uso del cervello, in istato di assenza, normale, se venisse nutrito…


INQUILINI DI MERDA (NESSUNO ESCLUSO)

Proprietari: Pecci, Raddi, Francesconi, Zambarbieri, e altri ancora, più feroci, strozzatori d’inquilini, tutti quelli che ci avevano, e parenti relativi, c’era scritto nei contratti, non ammesso cucinare, però tutti lo facevano, per lo scopo alimentare, i servizi sul balcone, cazzi duri da cacare, e egualmente pretendevano, rifondessero le spese, le fatture fatturavano, di lavori mai eseguiti, avvocati sempre pronti, Picciafuoco e Paterniti, conto a parte da pagare, di rimborsi mai esistiti, tutto avvolto in mezzo al buio, mano mano si scendeva, strane voci riecheggiavano, dalla tromba delle scale, masserizie accumulavamo, fino in fondo alle cantine, tonfi sordi riecheggiavano, nella notte senza fine.