Archivi del mese: settembre 2015

LE CITTA’ MALEDETTE

Alla fine del Medioevo la lebbra sparisce dal mondo occidentale. Ai margini della comunità, alle porte delle città, si aprono come dei grandi territori che non sono più perseguitati dal male, ma che sono lasciati sterili e per lungo tempo abbandonati. Per secoli e secoli queste distese apparterranno all’inumano. Dal XIV al XVII secolo aspetteranno e solleciteranno, attraverso strani incantesimi, una nuova incarnazione del male, un’altra smorfia della paura, magie rinnovate di purificazione e di esclusione. A partire dall’Alto Medioevo fino al termine delle Crociate, i lebbrosari avevano moltiplicato le loro città maledette su tutta la superficie dell’Europa. Secondo Mathieu Paris, in tutto il mondo cristiano ce ne sarebbero stati fino a diciannovemila. In ogni caso, verso il 1266, quando Luigi VII stabilisce per la Francia il regolamento dei lebbrosari, ne vengono recensiti più di duemila. Ce ne furono fino a quarantatré nella sola diocesi di Parigi; si contava Bourg-le-Reine, Corbell, Saint-Valé, e il sinistro Champ-Pourri; si contava anche Charenton. I due più grandi si trovavano nelle immediate vicinanze di Parigi – Saint-Germain e Saint-Lazare-…

Annunci

UOMINI E CANI

… si vedeva, venivano, queste file di cacciatori, mimetici, con le macchine piene di cani, si sentiva questi cani abbaianti, che volevano escire, contenti, che venivano, anche loro, dalle case di viale Nenni, via Baracca, via Boito, via Busoni, via Mascagni, via Benedetto Marcello, come dire, fosse, l’inferno, e aspettavano solo che venesse la mattina presto ancora di buio, loro e i padroni, per scappare dai loro appartamenti merdosi, dal tanfo delle cucine, dei tinelli, delle camere oscene, dal lurido degli acquai, dall’ombra fetida dei cortili umidi, brulicanti di talpe, che c’era dicevano, dice, da ultimo, veniva fori, queste talpe schifose che non se n’era mai viste, ce n’era si, prima, dicevano talpe, ma no così grosse come quelle che di ora, che ora, l’erano, dice, come cani e più grosse, e pelose, gocciolanti di acqua di fogna, verde, e andavano, questi falsi cacciatori, più lontano possibile, con la scusa della caccia alla lepre, ai fagiani, ai merli, ai fringuelli, che non c’era più animali nel raggio di kilometri, partendo da zero, e escivano dove c’era ancora qualche parte di bosco, qualche macchia, qualche sterpo, che lo fosse possibile, da quella distanza, non vedere più nulla di umano, ma solo terra sassosa, piena di rovi, di ginepri, o qualche, ancora, cipresso già morto, bruciato, e passavano, in questi posti inagibili, tutto il giorno, fino dopo il tramonto, gli occhi persi nel voto, e diversi non tornavano mai più a casa, e i cani con loro, sempre andando più lontano, verso dove tutto finito.


ANCHE (E SOPRATTUTTO) DA VECCHI!


NELLE GRINFIE DELLO STATO

Forza cieca della materia, aveva in mente, senza ombra di pensiero, da tutti normalmente usufruita, nella spinta automatica di vivere, mentre lui si figurava l’inizio di un’altra epoca, in dei posti misteriosi, in regioni via lontano, popolate di visioni, stanze vote, intanto, stava, vento freddo per le strade, nella zona che abitavano, risiedevano obbligati, dalle norme che vigevano, inoltrata la domanda, di confino volontario, dopo gli anni trapassati, dentro i singoli istituti, la prigione generale, nelle grinfie dello Stato, le giornate nell’attesa, che venisse desinare, per il suo sostentamento, giorni e notti la paura, non gli dessero mangiare, anche lui ci s’era messo, entro i termini di legge, nelle liste per la casa, con gli assegni integrativi, i congiunti posti a carico, se i diritti ce li avevano, o non aventi, senza fatto i versamenti, cazzi sua se non li fecero, registrato negli uffici, se esitessero i diritti, tutti i fogli sempre pronti, come andavano tenuti, per entrare in graduatoria, nel suo caso in carta libera, per il fatto essendo invalido, con le varie attestazioni, le cartelle dei ricoveri, se potevano valere, ce ne fosse dico uno, senza avercele mai avute, vergognose asportazioni, alla buzza, allo stomaco, all’uccello, ce ne fosse mezzo sano, tutti addosso la paura, chi ci avessero diritto, e non-aventi, l’ottenessero anche loro, in tutti modi, siccome, ritenendo essendo parte, del consorzio popolare, i fondi maturati e maturabili, i figlioli e le figliole, il terrore non avessero, di non essere sicuri, di nulla, tutta la vita.

Tutto quanto che svaniva, nel silenzio più totale, finito il lavoro obbligatorio, degli omini adibiti, in fondo, il rumore, si perdeva, che escivano, diventava tutto buio, l’universo della tenebre, dove dentro scompariva tutte le cose, per le triste infinitudini, si accendevano le luci, nella notte universale, dentro casa tutti chiusi, le famiglie coi figlioli, non usciva più nessuno, tra milioni di altre case, chiuse.


EPPUR VI FU!

Congresso internazionale su I valori permanenti nel divenire storico. Roma, 3-6 ottobre 1968.


ANCHE MANGANELLI POLE ESSERE RETORICO

…quelle cose terribili e ridicole che si chiamano libri la cui storia, come dice Giorgio Manganelli, «dentro di noi non si spegnerà mai; e sarà la storia della nostra libertà».


NON AMORE

Non vi è eresia, né filosofia, tanto aborrita dalla Chiesa, quanto l’essere umano.