Archivi del mese: ottobre 2015

UNA LUPA

Le fece delle promesse e le giurò che le avrebbe mantenute. Che l’avrebbe portata tra le montagne, dove avrebbe trovato altri della sua specie. Lei lo guardò con quei suoi occhi gialli, che tradivano non disperazione, ma soltanto quell’insondabile, profonda solitudine che è l’impronta più tipica di questo mondo.

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DUE SOGNI

Dopo che è morto ho fatto due sogni su di lui. Il primo non me lo ricordo tanto bene, lo incontravo in città da qualche parte e mi regalava dei soldi e mi pare che lì perdevo. Ma nel secondo sogno era come se fossimo tornati tutti e due indietro nel tempo, io ero a cavallo e attraversavo le montagne di notte. Attraversavo un passo in mezzo alle montagne. Faceva freddo e a terra c’era la neve, lui mi superava col suo cavallo e andava avanti. Senza dire una parola. Continuava a cavalcare, era avvolto in una coperta e teneva la testa bassa, e quando mi passava davanti mi accorgevo che aveva in mano una fiaccola ricavata da un cor no, come usava ai vecchi tempi, e io vedevo il comò alla lu ce della fiamma. Era del colore della luna. E nel sogno sape vo che stava andando avanti per accendere un fuoco da qual che parte in mezzo a tutto quel buio e a quel freddo, e che quando ci sarei arrivato l’avrei trovato ad aspettarmi. E poi mi sono svegliato.


PROTAGORA O NO?

E’ impossibile dire che ogni rappresentazione è vera, perché si può rovesciare l’argomento, come hanno insegnato Democrito e Platone opponendosi a Protagora. Infatti, se ogni rappresentazione è vera, sarà anche vero che ogni rappresentazione non è vera, appogiandosi nel dirlo su una rappresentazione; ne consegue che dire che ogni rappresentazione è vera sarà falso.


OPERAZIONI

Il 1923 non fu un anno particolarmente felice per Freud, che aveva allora 67 anni, se non altro perché si accorse di avere un cancro alla mandibola. A questo cancro sopravvisse 16 anni, tra immense sofferenze e 33 operazioni chirurgiche, che però non gli tolsero la determinazione ad andare avanti con i suoi studi e le sue teorie. In questi anni Freud non si distaccò mai neanche dal suo sigaro, tanto gli era affezionato.

La malattia cominciò a manifestarsi con brevi ma ricorrenti gengivorragie interessanti l’arcata alveolare superiore destra.

Freud inizialmente non dette particolare importanza a questi sintomi, fino a che non notò in corrispondenza della sede dell’emorragia una tumefazione che dopo un po’ cominciò ad estendersi verso il palato. Decise allora di consultare il prof. Hajek, eminente rinologo di origini slave, direttore della Clinica Rinolaringoiatrica dell’Università di Vienna, il quale gli diagnosticò una lesione leucoplasica dovuta al fumo, consigliandone l’asportazione chirurgica.

Qualche giorno dopo fu effettuato il primo dei numerosi interventi a cui sarebbe dovuto ricorrere, seguito da cicli di terapia radiante, avendo l’esame istologico rivelato la natura maligna della lesione, risultata un carcinoma.

Quattro mesi dopo, la regione precedentemente trattata chirurgicamente fu interessata da un’ulcera crateriforme del palato duro che si estendeva ai tessuti molli della guancia, alla mucosa mandibolare adiacente fino a lambire il margine linguale.

Alla luce di questo nuovo quadro, si predispose un intervento radicale che fu affidato al prof. Pichhler di Vienna, uno dei più insigni specialisti europei di chirurgia orale, al quale Freud si rivolse in quanto impressionato negativamente da alcuni atteggiamenti poco professionali del prof. Hajek.

L’operazione fu programmata in due tempi chirurgici: nel primo, dopo una pregressa estrazione di parecchi denti da entrambe le emiarcate alveolari di destra e previa la fabbricazione di una protesi palatina su stampo, fu effettuato uno svuotamento laterocervicale omolaterale sopraioideo dei linfonodi sottomandibolari e cervicali superiori (risultati non interessati da metastasi) e la legatura dell’arteria carotide esterna.

Dopo una settimana si procedette, mediante un’incisione paralateronasale destra, ad asportare la zona di palato duro interessata dalla neoplasia e la parte anteriore del ramo ascendente della mandibola omolaterale, con conservazione del palato molle e chiusura della breccia palatina con un innesto cutaneo alla Thiersch prelevato dalla regione deltoidea destra.

Una recidiva a due mesi, richiese anche l’asportazione di parte del palato molle. Dopo questo importante intervento, cominciarono 16 anni di disagi e sofferenze, costellati dal ripetersi della malattia e da innumerevoli altre operazioni effettuate chirurgicamente o per diatermia di piccole escrescenze papillomatose rivelatesi istologicamente e puntualmente sempre di natura carcinomatosa. Esse richiedevano il rimaneggiamento continuo della protesi palatina ed il ricorso ininterrotto a cicli di terapia radiante generale o locale per infissione. In questo suo lungo calvario fu sottoposto complessivamente a trentatré interventi di chirurgia orale, sotto il controllo, tra gli altri, di illustri specialisti dell’epoca come il prof. Neumann, il prof. Kazanijan ed il prof. Rigaud.

Freud era sicuramente un uomo fortemente predisposto alle dipendenze, visto quella acquisita in passato nei confronti della cocaina e vista la sua incapacità a privarsi del sigaro.


FEDELE AMICA

Restai depresso per più di un anno; la depressione per me era come un animale, qualcosa di ben definito e localizzabile. Mi potevo svegliare, aprire gli occhi, ascoltare… C’è o non c’è? Nessun segno di essa. Forse dorme. Forse oggi mi lascerà in pace. Con prudenza, con molta prudenza, mi alzo dal letto. È tutto tranquillo. Vado in cucina e comincio a fare colazione. Nessun suono. Accendo la radio. C’è un programma che non sopporto. Delle voci che non sopporto Mangio e guardo fuori dalla finestra, verso la casa di fronte. Lentamente il cibo riempie il mio stomaco e mi dà forza. Ora una corsa in bagno e poi via per la mia passeggiata mattutina – ed eccola, la mia fedele depressione: “Pensavi di poter restare senza di me?”


NON AVRAI ALTRO STATO FUORI CHE QUESTO

Che, dice, dappertutto, si sentiva, dicevano, non lo fosse possibile che di vivere dentro lo Stato, non lo fosse concepibile, si sentiva, blatervano, esistessi si vivesse fori qualsiasi Stato, quale che fosse, non ci fussi, ipotizzavano, nessuno Stato vigente, si tornasse come ai tempi della vita primitiva,come bestie feroci, o tornare, berciavano alle bestie feroci (che siamo tutti) o lo Stato vincolante, come quello che di ora ora, e si vedeva queste immense distese di Stati attuali, entro i loro confini minati, s’enno messi i confini minati, spiegavano, perché altri non venissino negli Stati noi si fecero
nel corso dei secoli, noi, berciavano, si fecero con fatica questi Stati civili, per sopravvivere, e vorrebero,ora, venirci tutti senza avere fatto un cazzo di nulla, fate, urlavano, lo Stato, nei vistri posti, e poi, magari, pagando, trasferitevi nei nostri Stati, se vi accettassino, e apparivano, lontano, i palazzi dei Governi di Satato, coi loro addetti, guardate, dicevano questi grandi palazzi, l’è qui dentro si discute le leggi, i regolamenti, le sanzioni eccetra, senza fosse le leggi, si sarebbe nella merda, chi lo fosse nella merda, bociavano, si facessero anche loro, le leggi, le sanzioni, e di seguito, non venissero da quelli che le leggi digià l’avessero, da secoli, comquistate col sangue,
diodiavolo,e lo erano orgogliosi che loro vivessino
dentro i fili spinati, c’è i fili spinati, berciavano,
che nessuno si provassi a venire, se lo fosse, sbraitavano, che qualcuno si provassi, non solo resterebbano trinciati dai fili spinati, ma poi dopo si chiudessero nelle celle sotterranee, e c’era, si sapeva, sapevano, queste celle sotterranee lunghe kilometri, dove fosse che tenevano quelli erano venuti,e lo erano orgogliosi, con il loro presidenti alla guida, nessuno escluso, che lo fussino uno Stato civile, siamo, dicevano, i presidenti, Sati Civili, provenuti dalla lotta contro grosse dittature, da una parte, proclamavano, le dittature, che potevano anche sempre rinascere, dall’altra la pressione ai confini, che lo era, si sentiva, sempre meno controllabile, e vivevano
contenti nei loro Stati schifosi, lo saranno anche schifosi, berciavano, ma sempre meglio che stare fori.


MOSTRI

Impossibile da ognuno non seguisse il suo destino come 1 di morte 2 di esistenza nel delirio tenebre eccetra 3 totalmente inconoscibile da nessuno, ma comunque mai possibile vi potessero sfuggire, già di esserci, chi c’era, era quello il suo cammino, per sempre, tutto il resto inattuabile, concezioni inverosimili eccetra, idiozie spropositate, non conformi alla natura, senza poi considerare quelli stavano rinchiusi, abomini di natura, da tenere incarcerati, questi Enti, ripetevano, adibiti alla funzione, di tenere segregati questi mostri senza nome, fino al tempo la morte, da una parte l’esistenza di questi enti preposti all’occultamento dei mostri della natura viventi, dall’altra la presenza occulta invisibile di più ancora di questi mostri nei segreti labirinti delle case esistenti, corridoi, stanze, soffitte, cantine, infiniti, la presenza di edifici in apparenza edifici normali, di cosidetta edilizia urbana, abitativi, industriali, eccetra, commerciali, e via discorrendo, magazzini, rimesse, eccetra, dove erano celati questo alto contenuto di mostri della natura, oltre i limiti, di ogni orrore possibile, estremo, dall’esterno, si vedevano, queste enormi costruzioni, sotto forma di ricoveri, di case di riposo per vecchi, l’è una casa di riposo, si sentiva che dicevano, l’è un ricovero statale, l’è una scuola sordomuti, bambini ciechi, nati poveri, eccetra, sono invece dei depositi, senza modo di sortire.