Archivi del mese: maggio 2016

DYLAN THOMAS

Sono un gallese, sono un ubriacone, e amo il genere umano, specialmente la parte femminile. [Rispondendo alla dichiarazione di Thomas S. Eliot: «In politica sono un monarchico, in religione un anglocattolico, in letteratura un classicista».]

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PARTIGIANI § EX-PARTIGIANI

Tutti figli di partigiani siamo, o di ex-partigiani, cosiddetti, o di fascisti, o nemmeno.


DELLE PUTTANE (IN SENSO LATO)

Un dirmi ch’io gli presti e ch’io gli dia
or la veste, or l’anello, or la catena,
e, per averla conosciuta a pena,
volermi tutta tôr la robba mia;
un voler ch’io gli facci compagnia,
che nell’inferno non è maggior pena,
un dargli desinar, albergo e cena,
come se l’uom facesse l’osteria;
un sospetto crudel del mal franzese,
un tôr danari o drappi ad interesso,
per darli, verbigrazia, un tanto al mese;
un dirmi ch’io vi torno troppo spesso,
un’eccellenza del signor marchese,
eterno onor del puttanesco sesso;
un morbo, un puzzo, un cesso,
un toglier a pigion ogni palazzo
son le cagioni ch’io mi meni il cazzo.


AUTOINGANNO ASSOLUTO (IN SE STESSO)

Da una parte, ineluttabile, dice, questo stato di apparenza totale, assoluto, di ogni cosa, inspiegabile, da quell’altra le persone (cosiddette viventi) sotto stato di menzogna in se stessa, automatica, come auto-menzogna assoluta, relativa no soltanto all’apparenza visibile, ma anche come peculiare la sua essenza(!) di omini, in quanto omini della natura, in quanto chiamata natura, o quant’altro, era uguale, ci si vive in questo inganno, e non–altro che di viverlo e basta, come inganno, prima cosa, sociale, impostura sociale, continua, di fatto, e egualmente ulteriore al suo interno, di noi stessi, mentale (in ipotesi), si dichiara questo inganno, e ne siamo effettuati, da sempre.


ABBRUZZO

Passo passo, dei chilometri, sotto il muro delle case, era giunto, omo malato, agli immensi piazzaloni, pieno cani che latravano, dove stavano accampati, senza luce e senza stelle, nel cielo buio, Orione, il Carro, nulla, sotto l’aria nuvolosa, vieni vieni, si sentiva, dalle luride cucine, vecchie streghe dell’Abbruzzo, teste morte cucinavano, sette giorni e sette notti, gorgogliava i pentoloni, ocus-pocus, proveniva, dalle cose che dicevano, era tutto nel destino, disvelavano, le streghe, giungeranno, incolonnati, percorrendo il suo cammino, che nessuno ne mancava, nei percorsi abituali, ne vedeva la visione, tra le fiamme dei carboni, case, stanze, malattie, fino ai giorni più vicini, viale Bassi, via Manara, via Ponchielli, via Busoni, via Cairoli, viale Dosio, via Girgenti, via Frassoni, verso il nulla dove andavano, posti senza accadimenti, gli appariva, nemmeno interni, nella sua mente, poi più nulla, fumo.


OLTRETUTTO

Non-essere-dell’essere-senz’essere, illusioni mai avverate, la totale insensatezza, anche più della normale, relativa agli esistenti, la votezza-universale, egualmente non-pensabile, la fallita generale, relativa alla creazione, prima ancora dell’inizio, posseduta già di suo, proseguita nelle genti, che nessuno n’era escluso, che era sempre tutto inutile, che era meglio scomparire, che non era vero nulla, neanche chiedersi se era, si sentiva ripetevano, nell’oscuro della sera.


LIBRIZZERO

Nessun libro di nulla avuto in casa, per il fatto contenevano quistioni eguali, c’è quistioni sempre eguali, si sentiva, proclamavano, belle frasi accomodate, della gente che non vale, ammettendo ve ne fosse, della gente che valeva, persone pretendevano di averci lo spirito elevato, l’intelligenza elevata, quando poi non era vero, tutto falso, si sentiva, quelle cose che dicevano, ammettendo ve ne fossero, cose vere.