Archivi del mese: dicembre 2016

LA FUGA DEI CERVELLI

…quella che invece è semplicemente, e ovviamente, e giustamente,
una fuga. Via dalla merda dove si è!

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LA VITA DELL’OMO!

Nove mesi a la puzza: poi in fassciola
tra sbasciucchi, lattime e llagrimoni:
poi p’er laccio, in ner crino, e in vesticciola,
cor torcolo e l’imbraghe pe ccarzoni.

Poi comincia er tormento de la scola,
l’abbeccè, le frustate, li ggeloni,
la rosalía, la cacca a la ssediola,
e un po’ de scarlattina e vvormijjoni.

Poi viè ll’arte, er diggiuno, la fatica,
la piggione, le carcere, er governo,
lo spedale, li debbiti, la fica,

er zol d’istate, la neve d’inverno…
E pper urtimo, Iddio sce bbenedica,
viè la Morte, e ffinissce co l’inferno.


MALINVERNO

Passo passo, dei chilometri, sotto il muro delle case, era giunto, omo malato, agli immensi piazzaloni, pieno cani che latravano, dove stavano accampati, senza luce e senza stelle, nel cielo buio, Orione, il Carro, nulla, dentro l’aria tenebrosa, vieni vieni, si sentiva, dalle luride cucine, vecchie maghe dell’Abbruzzo, teste morte cucinavano, sette giorni e sette notti, gorgogliava i pentoloni, ocus-pocus, proveniva, dalle cose che dicevano, era scritto nel destino, disvelavano, le streghe, giungeranno, incolonnati, percorrendo il suo cammino, che nessuno ne mancava, nei percorsi abituali, ne seguiva la visione, tra le fiamme dei carboni, case, stanze, malattie, fino ai giorni più vicini, viale Bassi, via Manara, via Ponchielli, via Busoni, via Cairoli, viale Dosio, via Girgenti, via Frassoni, verso il nulla dove andavano, posti senza accadimenti, gli appariva, nemmeno interni, nella sua mente, poi più nulla, fumo.


DAL MIO CARO AMICO ARNALDO: ANGELIQUE

ANGELIQUE


Compare all’improvviso
con il fruscio di uno stormo,
ma è sola!
Da dove arriva?

Libera, a qualsiasi prezzo,
anche del peccato.
Sguardo fiero,
luce luciferina
in occhi neri,
indomiti,
mai una lacrima.
L’ardire sacrilego costa,
ma lei paga tutto.

Cammina sui tetti nelle notti d’inverno,
cerca la luna piena come sfondo
e si staglia nel disco,
per essere guardata.
Da chi? Non lo sa!
Ma solo se la luna è piena,
massima luminosità,
se no … niente.

Angelique ti chiede conto del pensiero,
lei si mette prima e dopo,
e racconta la vita.
Se no, lei non c’è,
e non c’è pensiero,
né vita da raccontare.

Distende le ali
ogni tanto,
pezzi scorticati,
le remiganti hanno le punte insanguinate
e alla base carne viva,
dolorante.
Odora di piume bruciate,
vola troppo vicino al sole!
Occorre riposare.

Ma le palpebre non si chiudono mai,
non lascia la battaglia,
eppure s’innalza soave,
volteggia con occhi sognanti,
trova una dolcezza che
nemmeno lei sa che cos’è,
e, come brezza tiepida,
te la dona.