NEI GIRONI DELLO STATO

Per il fatto abitativo, che ci s’erano arruolati, nei plotoni dello Stato, il futuro dei figlioli, case a tutti, le chiamavano, dove stavano ammassati, sono alloggi provvisori, prometteva i loro capi, in attesa quelli eterni, digià in via di compimento, in via Kioto intanto stavano, nei decenni dell’attesa, condomini tutti eguali, lungo il corso dei kilometri, fino a che tutto finiva , nel rumore dei canneti, se c’era vento, o restava tutto fermo, nell’aria bigia, resta sempre tutto fermo, si sentiva, che dicevano, rintanati negli androni, o accendevano dei fochi, rami secchi coi giornali, trenta, forse, metri quadri, appartamenti, se erano, tutto compreso, sempre meglio, si sentiva, che d’indove s’era prima, neanche l’acqua, indove prima, stata messa dai padroni, messi tutti a nostre spese, i servizi sanitari, tutto quanto a vostro carico, si sentiva, gli avvocati, i lavori eventuali, vi si messe anche la luce, gratis, mentre invece c’era stato stanziamenti regionali, che nessuno lo sapeva, ora almeno c’è gli impianti, si sentiva che dicevano, fornitura di metano, una casa piccinina, specialmente coi figlioli, e i soceri, però meglio che di prima, si viveva unsisaddove, che nemmeno, si sentiva, la strada, ci s’aveva, da andare, diolupo, viale Arezzo, via Grossetto, via Foligno, via Marconi, residenti provvisori, delle basse condizioni, che più sotto non ce n’era, dentro ai pubblici scaglioni, e famiglie, semo pubblici inquilini, si sentiva, blateravano, c’è i servizi più vicini, nelle zone collettive, rivendite, botteghe, l’è importante che ci siino, lo sia anche piccinini, si sentivano, i quartieri, però il comodo, vicino, delle merci disponibili.

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MEGLIO PAOLO NORI???

Giuseppe Mazzaglia (Catania, 1926) oltre a Principi generali, uscito per Anabasi nel 1993, è autore della raccolta di racconti La dama selvatica (1961) e dei romanzi Ricordo di Anna Paola Spadoni (1969) e La Pietra di Malantino (1976), salutati con grande favore dalla critica, che li ha avvicinati al Gadda de La cognizione del dolore – per la raffinatezza linguistica – e al Brancati di Paolo il caldo – per l’ossessione sessuale –, paragoni entrambi rifiutati dallo scrittore catanese che ha sempre rivendicato la propria autonomia all’interno del paesaggio letterario italiano. Lontana dalla logica dell’intreccio e supportata da una forza espressiva spinta sino al lirismo, la scrittura di Mazzaglia, dichiarato cultore del favoloso e del grottesco, ripristina, semmai, un aggancio forte con quella tradizione italiana della prosa come suono, come musica, sottoponendo il linguaggio a una disciplina rigorosa tesa a ottenere quello che lui definisce il “cristallo”, e cioè un’atmosfera tersa e sonora che consenta di esprimere fino in fondo il senso della favola, del sogno, del mito.


DARE FIATO ALLE TROMBE (SEVERINO)

Può spiegarci perché sostiene che nessuno muore realmente e che morire è solo lo scomparire di ciò che prima appariva? Che il divenire è illusorio e che ogni cosa, ogni accadimento, ogni individuo è eterno e in eterno ritorna?
«In qualche modo, la risposta è nella sua domanda. Per la prima volta nella storia la filosofia pensa il significato radicale del niente. Incomincia quindi a pensare la morte come l’andare nel niente, per lo meno da parte del corpo; ma ormai la morte dell’uomo è intesa come l’annientamento dell’intero essere umano. Ma ciò che si annienta è ciò di cui non c’è più esperienza, è ciò che non appare più. L’esperienza non può mostrare l’annientamento di chi è morto. Se e poiché ogni cosa è eterna, la morte, nella sua verità, non può essere l’annientamento di chi muore. Ciò che vien chiamato annientamento è quindi l’uscire degli eterni dall’esperienza, il loro scomparire. Scompaiono gli ultimi istanti di vita così come, prima della morte, sono scomparse tutte le fasi della vita di chi muore. Ma, eterni, sia quelli sia queste. Illusorio è il senso che la fede cioè il pensiero che si isola dal destino attribuisce al divenire. Nel destino della verità, quel che in tale isolamento è inteso come diventar altro e annientamento o uscire dal niente, è il comparire e lo scomparire degli eterni. Il cerchio dell’apparire, in ogni uomo, è l’apparire del destino. Lei accenna anche al ritorno degli eterni che sono scomparsi. Il loro ritorno è l’inizio del percorso infinito in cui i cerchi del destino si aprono al sopraggiungere della ricchezza inesauribile degli eterni».


CONDOMINIUM

Proprietari: Pecci, Raddi, Francesconi, Zambarbieri, e altri ancora, più feroci, strozzatori d’inquilini, tutti quelli che ci avevano, e parenti relativi, c’era scritto nei contratti, non ammesso cucinare, però tutti lo facevano, per lo scopo alimentare, i servizi sul balcone, cazzi duri da cacare, e egualmente pretendevano, rifondessero le spese, le fatture fatturavano, di lavori mai eseguiti, avvocati sempre pronti, Picciafuoco e Paterniti, conto a parte da pagare, di rimborsi mai esistiti, tutto avvolto in mezzo al buio, mano mano si scendeva, strane voci riecheggiavano, dalla tromba delle scale, masserizie accumulavamo, fino in fondo alle cantine, tonfi sordi riecheggiavano, nella notte senza fine.


TRASFERIZIONE TOTALE (AMMETTENDO POSSIBILE)

Primo, dice, intanto, diceva, o non diceva, fosse, prima cosa, in ipotesi, permanesse, tutto, egualmente, specifico, nell’insieme totale, solo in quanto esistesse le parole dicevano, adopravano, eccetra, e di seguito, ivi incluso il pensiero (i pensieri) (se lo fosse eseguibili) consistesse ognuna cosa, cosiddetta, dice, inerente, mentale, solo in tanto che lo fosse ideata, pensata, o anche meno, ivi incluso se stesso, medesimo, tutto questo lui da sempre saputo, creduto, eccetra, ma poi fattosi, dice, ancora, la sostanza del suo essere stesso, specifico (ride) ammettendo esistibile, o egualmente illusione mentale, vaniloquio verbale, eccetra, ma comunque, lo ripete, provenuta, l’origine, se lo fosse, finale, del principio del suo ritiro, del ritiro assoluto, da lui stesso definito, totale, nella casa in mezzo ai boschi, i corvi, le rane, eccetra, solo, dice, in effetti, in pratica, per ragioni, ripete (ride) teoretiche, risalibile, cotesto (presunto) inizio, dei pensieri sui suoi pensieri, in istato ossessivo, al momento del suo ritiro, da lui stesso concepito, nella casa del ritiro assoluto, dice, totale, dall’insieme delle altre case, delle altre genti, degli altri pensieri, eccetra, se lo fosse realizzabile una cosa di questo genere.


PAROLE DI COMODO, PENSIERI DI COMODO, SENTIMENTI (COSIDDETTI) DI COMODO, ECCETRA…TI) DI COMODO, ECCETRA…TTI)

…noi abbiamo diritto alla giustizia, diciamo, (pensiamo?) e invece abbiamo solo diritto all’ingiustizia, e anche meno…diritto alla salute, alla libertà, all’istruzione, diciamo (pensiamo?) e vediamo aumentare il numero dei malati, dei (cosiddetti) degenti e lungodegenti, operati o non operati, in punto di morte, non ce n’è più di malati, diciamo, (pensiamo?) come una volta, e le case che abitiamo sono piene di cadaveri, di infermi, di gente in punto di morte…L’è in via di guarigione, si sente, ripetono, l’è in via di ripresa, e le case sono buie, con le tende tirate. C’é le tende tirate, dice, ripetono, per questioni di conforto, di intimità, e l’è invece che nascondono le più brutte situazioni. Ce n’è meno di ospedali che di quelli che ce n’era, e si vedono, invece, queste immense costruzioni adibite a ricoveri, a degenze, adibite alla morte…Da una parte queste case con le tende tirate, al buio, da un’altra questi enormi nosocomi di morte, o anche peggio.


L*IMMORTALITA` È IMPOSSIBILE!

Quelli che hanno le terre disprezzano quelli che non le hanno, i sedentari disprezzano quelli che non si fermano mai, i ricchi ipoveri, i poveri i ricchi, i religiosi i miscrednti, quelli di campagna disprezzano quelli di cittá e quelli di città quelli di campagna. Ma la specialità dei caratteri è che anche alcuni della campagna disprezzano altri della campagna e cosí anche per quelli della cittá. I contadini disprezzano i macellai, i macellai i contadini, i birrai i conciatori, i conciatori i birrai, gli albergatori i vetturali,i vtturali gli albergatori, gli allevatori di maiali , i curati gli altri curati, i professori i filosofi, i filosofi i professori, i professori, tutti disprezzano tutti è nel disprezzo (al suo estremo il disprezzo per se stessi) hanno sviluppato il loro stile incomparabile, la loro incomparbile regola di vita.Líntelligenza (quando ce l¨hanno) non è che paura di se stessi. Quel che gli manca è la totale imbecillità che rende la vita sopportabile. Vanno avanti fino a che la rifiutano o la la rimescolanocon la loro intelligenza appassionata, con la loro capacità di di trarre gioia da una pietosa esistenza, verso una morte naturale,finalmente ognun per sé, una vita naturale , più o meno degna di ammirazione , ma insopportabile.
Secondo il principio:tutto è insopportabile a causa della morte la sola che non possa rifiutare nessun essere umano (cosiddetto)che si sia distrutto o che si stia distruggendo.